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Ddl ecoreati: cancellato il divieto all’air gun

by Paolo Mauri
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trivellazioni-petrolifereRoma, 7 mag – La Camera dei Deputati nella giornata di ieri ha soppresso, con un emendamento, il divieto di utilizzare una particolare tecnica di prospezione geofisica denominata “air gun”.

Con larga maggioranza – 353 sì, 19 no e 34 astenuti – la Camera ha approvato il Ddl sugli ecoreati rimandandolo al Senato e, in particolare, ha soppresso, con 283 sì, 160 no e 2 astenuti, le norme che vietavano l’utilizzo di questa tecnica di esplorazione dei fondali marini già spiegata in un precedente articolo.

Diverse le reazioni degli esponenti del Parlamento: il ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, si dice entusiasta per quanto ottenuto parlando di un “risultato epocale” in quanto “senza la zavorra dell’air gun il testo sarà legge entro fine mese”. Di parere diverso le opposizioni, in particolare gli ambientalisti del M5S che accusano il Governo di avere ceduto alle pressioni dei poteri forti, in particolare dei petrolieri, arrivando a definire il comportamento del Ministro “ politicamente schizofrenico” perchè “viene in Aula a dirci che gli articoli sull’air gun sono inopportuni, eccessivamente stringenti” mentre “quegli articoli al Senato sono stati introdotti proprio dal suo partito e da coloro che alla Camera inorridiscono leggendoli”.

Legambiente e Libera rincarano la dose paventando un affosamento del Ddl in Senato vista la maggioranza risicata e l’ostracismo delle commissioni Giustizia e Ambiente dato che una parte dei senatori in area PD non vuole reati di tipo ambientale nel codice penale.

In realtà l’abrogazione del divieto di “air gunning” rappresenta un barlume di senno in un Decreto nato male, in quanto, come già espresso dalla Società Geologica Italiana, questa pratica, che viene sempre effettuata con le dovute cautele ambientali per salvaguardare la fauna ittica, è fondamentale per la ricerca scientifica e per la costruzione di qualsiasi tipo di infrastruttura a mare o litoranea. Nessun potere forte dietro le quinte quindi, anche perché la prospezione geofisica italiana in ambito petrolifero è irrisoria dato che stiamo già sfruttando la maggior parte delle risorse di idrocarburi sfruttabili nel bacino del Mediterraneo di nostra competenza territoriale.

Paolo Mauri

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