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Roma, 24 mar – La condizione peggiore che una democrazia possa dover affrontare è quella emergenziale. Si tende a invocare più poteri per il governo ossia per il potere esecutivo, considerandolo efficace nella sua capacità di prendere decisioni gravi in tempi brevi. Non si tratta di un’osservazione sbagliata, anzi, essa emerge dalla profondità delle nostre paure, ma, se di potere assoluto si tratta, tanto varrebbe far confluire la totalità dei poteri in un’unica persona la quale coprirà il ruolo di sovrano per il tempo necessario. Evidentemente non può esser così, e lo strapotere che il governo assume su di sé deve trovare una diga in altri soggetti di diritto costituzionale la cui vita e le cui funzioni sono messe nero su bianco nella Costituzione, cosicché qualsiasi deriva autoritaria venga di fatto messa fuori gioco. È accaduto, nel passato recente, in alcune nazioni europee come la Francia durante il periodo più caldo degli attentati terroristici islamici.

Le misure forti prese dal governo, come la possibilità di effettuare perquisizioni a tappeto o di detenere in arresto un soggetto senza la convalida di un magistrato, sono potute nascere solo e unicamente perché era garantita la loro temporaneità, e ad ogni modo si sono fatte sentire le lamentele da parte di soggetti di diritto internazionale come la Cedu, la quale ricordava che un periodo di emergenza deve obbligatoriamente avere una durata ragionevole poiché comprime diritti e libertà. Un po’ per il buonismo antirazzista, un po’ perché in effetti è giusto, ai tempi del terrorismo islamico le voci contro la deriva autoritaria erano molte. Al tempo del Covid-19, al contrario tutto tace.

A suon di decreti confusi

Il governo si appresta, settimana dopo settimana, a limitare sempre di più le libertà fondamentali della nostra esistenza, tra cui la libertà di movimento e di assembramento attraverso la quale possiamo esprimerci compiutamente e non di fronte allo specchio del bagno. Questa teoria di prevenzione potrebbe risultare accettabile, sebbene i numeri italiani siano impietosi, tanto che anche il governo inglese si sta uniformando a questo modus operandi. Ciò però non implica che il governo, ma soprattutto il presidente del Consiglio, niente dica sulla limitazione delle nostre libertà che si appresta ad emanare e soprattutto sulla durata di tali misure. Tutti noi difatti assistiamo come inebetiti a Conte in tv che, senza neanche crederci troppo, presenta nuovi decreti d’emergenza assolutamente confusi e che di certo hanno soltanto il nuovo passo verso la detenzione erga omnes. In silenzio e con quell’aria stralunata da cui traspare la naturalezza con cui l’Italia intera deve farsi ammanettare senza ricevere almeno in cambio uno straccio di rassicurazione. Le spiegazioni sono demandate ai virologi.

Parlamento chiuso? Una follia pericolosa

Il Parlamento italiano è chiuso, o comunque funziona a fasi alterne e a ranghi ridottissimi. Non si capisce per quale motivo non sia possibile organizzare le sedute parlamentari regolari garantendo la salute dei parlamentari. Fatto sta che il lavoro a pieno ritmo del potere legislativo è fondamentale in un momento in cui quello esecutivo tende ad accentare su di sé tutto l’imperio. Soprattutto se la maggioranza parlamentare reggente il governo non trova minimamente corrispondenza nel popolo su cui scarica un decreto d’emergenza a settimana. Ricordiamo, ad esempio, che il ministro della Salute, Roberto Speranza entrò in parlamento nel 2018 con Liberi e Uguali, partito successivamente sciolto e attualmente inesistente.

Giuseppe Conte, come tutti sappiamo, era una sorta di notaio del governo gialloverde ma oggi presiede l’esecutivo giallofucsia con la disinvoltura del mestierante. Le percentuali cui sono dati Pd e Cinque Stelle sono infime rispetto sia alla destra, sia alla situazione di enorme gravità che essi stanno affrontando. Eppoi una nota più tecnica: il decreto legge che il governo può emanare in casi di necessità e urgenza non può delegare al decreto ministeriale la contrazione delle libertà dei cittadini. Si tratta di una forzatura bell’e buona su cui dovrebbe intervenire quantomeno la Corte costituzionale. La strada che porta all’inferno è lastricata di buone intenzione, e forse anche di decreti legge.

Lorenzo Zuppini

1 commento

  1. Ma quali reati abbiamo commesso per stare agli arresti domiciliari ?
    E questo quando i detenuti reclamano il diritto di essere messi in libertà.

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