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Milano, 24 mar – E’ chiaro il comunicato di Faib (Confesercenti), Fegica (Cisl), Figisc/Anisa (Confcommercio): “Gli impianti di rifornimento carburanti cominceranno a chiudere: da mercoledì notte quelli della rete autostradale, compresi raccordi e tangenziali; e, via via, tutti gli altri anche lungo la viabilità ordinaria”. I benzinai protestano perchè non sarebbero più nelle condizioni di lavorare: “Non siamo più nelle condizioni di assicurare né il necessario livello di sicurezza sanitaria, né la sostenibilità economica del servizio”.

Inizio delle chiusure da mercoledì

Col petrolio sotto pressione, città ferme e attività bloccate, di certo i gestori di stazioni di servizio non vivono la più rosea delle situazioni: Faib Confesercenti, Fegica Cisl, Figisc/Anisa Confcommercio hanno annunciato in una nota che gli impianti di rifornimento carburanti inizieranno a chiudere da mercoledì notte sulle autostrade (compresi raccordi e tangenziali) e poi, a mano a mano, anche sulle altre strade.

“Salute a rischio in mezzo alla strada”

“In un Paese che, malgrado i limiti strutturali e l’assoluta drammaticità della situazione, cerca e spesso trova il modo per far scattare meccanismi di solidarietà, c’è una categoria di persone, oltre 100.000 in tutta Italia, che, senza alcuna menzione, ha finora assicurato, senza alcun sostegno né di natura economica, né con attrezzatura sanitaria adeguata, il pubblico servizio essenziale di distribuzione di energia e carburanti” che, ricordano i sindacati dei benzinai, servono principalmente “per il trasporto di beni e persone. 100.000 persone che hanno continuato a fare il loro lavoro (ridotto mediamente dell’85%) a rischio della propria incolumità e mettendo in pericolo la propria salute, presidiando fisicamente il territorio, rimanendo dove sono sempre state e dove ogni cittadino di questo Paese è abituato a trovarle ogni giorno, vale a dire in mezzo alla strada“.

“Trattati come schiavi”

I benzinai sostengono dunque di essere trattati come schiavi e che “da soli, non siamo più nelle condizioni di assicurare nè il necessario livello di sicurezza sanitaria, nè la sostenibilità economica del servizio”. Ecco dunque perché la decisione di chiudere progressivamente gli impianti da mercoledì notte: “Correremo il rischio dell’impopolarità e dei facili strali lanciati da comode poltrone, ma davvero non abbiamo nè voglia, nè la forza per spiegare o convincere delle solari ragioni che ci sostengono”.

Ilaria Paoletti

4 Commenti

  1. Beni e merci viaggiano in Italia ed in gran parte d’Europa principalmente su gomma. I mezzi potrebbero teoricamente fare l’ultimo rifornimento al ridosso del confine, ma praticamente chiudere la rete significa di fatto isolare il Sud Italia.

  2. con tutti i soldi che guadagnate aggratis senza lavorare dato che ormai tutti i benzinai sono self service? Che coraggio.

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