Roma, 21 nov – “Questo testo così com’è non si può firmare“. Luigi Di Maio non ha dubbi: la negoziazione italiana del fondo salva Stati Ue non è accettabile per il nostro Paese. Il capo politico del Movimento 5 Stelle scatena l’ennesimo terremoto nella maggioranza giallofucsia sulla riforma del Meccanismo europeo di stabilità (Mes). Di Maio è ai ferri corti con il premier Giuseppe Conte. E per il governo è un bel problema: la sigla a quel documento spetta anche a lui, in qualità di ministro degli Esteri. Ma, almeno per adesso, ribadisce il capo politico del M5S, non se ne parla: “Rinvio, occorre un supplemento di riflessione“.

Il Pd darà battaglia, ma con il M5S ci sono anche Lega e FdI

Ora a Conte non resta che prendere atto del rifiuto pentastellato. Dovrà comunicarlo al Parlamento, quando martedì 10 dicembre andrà a riferire sul Consiglio europeo del 13 in cui si dovrebbe varare la riforma. E se il Pd è pronto a dare battaglia, alla Camera e al Senato la Lega intende presentare una risoluzione per impedire la firma del governo italiano e “per inchiodare il premier alle sue responsabilità di anti-italiano”, attacca il capogruppo al Senato Massimiliano Romeo. Una mossa che potrebbe incontrare il favore dei M5S. Anzi, Di Maio ha anche in qualche modo preso le difese dell’ex alleato “traditore”, per attaccare Conte. Il premier infatti ieri ha accusato i leghisti di aver partecipato ad almeno quattro vertici di governo sul Mes. Ebbene, “a quei tavoli non era seduta la Lega – chiarisce una fonte pentastellata – ma Giancarlo Giorgetti come sottosegretario alla presidenza del Consiglio”.

Domani il vertice di maggioranza

A questo punto il redde rationem potrebbe consumarsi al vertice di maggioranza fissato per domani. E in quella sede il ministro dell’Economia Pd Roberto Gualtieri tenterà di far valere le sue ragioni. A detta sua, il nuovo Mes non aumenterebbe il rischio di ristrutturazione del debito, contrariamente a quanto sostengono M5S, Lega e FdI. Il Pd  dal canto suo inoltre reagirà al veto opposto da un Di Maio redivivo “euroscettico” (per meri fini di recupero consensi). Il cerino in ogni caso resterebbe in mano a Conte, che dovrà andare al Consiglio europeo di metà dicembre per dare la pessima notizia (rispetto ai diktat Ue) del passo indietro dell’Italia. Non a caso infatti il commissario uscente agli Affari economici della Ue Pierre Moscovici lancia l’allarme: se la riforma del fondo salvataggi Mes fosse bloccata, salterebbe la rete di sostegno delle banche prevista dal testo. In verità, e in questo Di Maio ha fiutato il rischio, l’Italia adottando la riforma rischierebbe una ristrutturazione del debito che di fatto si risolverebbe in un colpo durissimo per i nostri risparmiatori.

Adolfo Spezzaferro

1 commento

Commenta