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Roma, 27 mar – Alla fine stiamo sempre lì, al marito che si taglia l’uccello per far dispetto alla moglie. E’ questa la dimensione politica di un certo tipo di “destra”, populista o moderata che sia (nei toni alla fine, visto che la sostanza cambia poco). L’incapacità di pensiero e di prassi politica genera l’assenza non solo di una “cultura” alternativa a quella dominante, ma l’incapacità di operare la più elementare distinzione amico/nemico. Cosa che diventa ancora più grottesca e disarmante nel campo pseudo-sovranista, dato che stiamo sempre alla fase del conservatorismo malattia infantile del sovranismo, per citare una fortunata riflessione di Adriano Scianca. Al tempo del coronavirus poi, definire ciò che sia “il sovranismo” diventa un’impresa impossibile. Ammesso che (un certo) sovranismo sia esistito o che non sia “già morto” con la fine dell’esperienza gialloverde.

Un governo Draghi dovrebbe essere fantapolitica

Se fino a due mesi fa ipotizzare quello che stiamo vivendo sul piano sociale sarebbe stato roba da fantascienza distopica, altrettanto fantascientifico sarebbe stato immaginare dei sedicenti “patrioti sovranisti” invocare il nome di Mario Draghi a capo di un governo tecnico. Perché di questo stiamo parlando. Eppure “l’operazione simpatia” che si sta compiendo nei confronti dell’ex presidente della Bce va avanti da un po’ di tempo ed è diventata più evidente dopo la “gaffe” di Christine Lagarde, con il “whatever it takes” rivenduto per una sorta di “patria o muerte”. Operazione simpatia che si è trasformata in una vera e propria campagna politica e mediatica per l’avvento di Mario Draghi a palazzo Chigi dopo l’articolo dell’ex uomo Goldman Sachs sul Financial Times.

L’intervista di Draghi al Financial Times

Un cambio di rotta rispetto alla dottrina dei conti in ordine e austerità che Draghi – pur non essendone stato un pasdaran al pari di altri – ha sempre sostenuto. “È ormai chiaro che la nostra reazione dovrà far leva su un aumento significativo del debito pubblico“, spiega l’ex numero uno dell’Eurotower, che dovrà essere accompagnato “dalla cancellazione del debito privato”. Intervento dello Stato nell’economia, visto che dovrà “mettere in campo il suo bilancio per proteggere i cittadini e l’economia contro scossoni di cui il settore privato non ha alcuna colpa, e che non è in grado di assorbire”. Il tutto accompagnato da una grande liquidità a costo zero per le imprese. Insomma un cambio di rotta giustificato dal “tempo di guerra” che si profila per le economie europee.

Draghi resta un nemico

Basta un’intervista a cancellare il curriculum di Mario Draghi? Difficile, perché quello del “vile affarista” per dirla con Cossiga è piuttosto lungo. Da sempre uomo dell’alta finanza, dal 1984 al 1990 direttore della Banca Mondiale. Con un ruolo chiave svolto nel periodo delle grandi “privatizzazioni” aka svendite degli asset strategici nazionali degli anni ’90, divenuto dirigente di alto livello per Goldman Sachs nel 2002 e infine presidente della Bce nel 2011. Da numero uno dell’eurotower il suo primo atto fu quello di inviare una lettera al governo italiano co-firmata dal presidente uscente Trichet, in cui, con un’ingerenza senza precedenti, “consigliava” al governo Berlusconi alcune misure di austerità e tagli della spesa pubblica al fine di abbassare lo spread. Atto che preparò il terreno all’avvento del governo tecnico di Mario Monti pochi mesi dopo. Un lungo curriculum, come ricostruisce molto bene questo articolo di Adhocnews

Un patriota non invoca Draghi

Insomma chi dichiara di voler “difendere l’Italia”, i suoi confini, la sua identità, la sua sovranità etc , può invocare Mario Draghi? La risposta è no, in ogni caso. E Matteo Salvini ha la colpa di averlo fatto anche senza questo clima da emergenza senza precedenti, come quando mesi fa aprì a Draghi come possibile presidente della Repubblica. Ora è tra quelli che più lo invocano a capo del governo italiano: “Benvenuto presidente Draghi, ci serve l’aiuto di tutti, ci serve anche il suo”. Il motivo è semplice. Salvini non ha un pensiero politico suo, non è strutturato culturalmente e non ha un obiettivo politico che non sia la sua affermazione individuale. Per questo ragiona sempre e solo in modo tattico e mai strategico (figuriamoci ideale o con una visione a lungo periodo). E così Draghi al Quirinale era una proposta per rassicurare Mattarella e parte dell’establishment, che anche in caso di caduta dell’esecutivo giallofucsia (e ritorno alle elezioni) non ci sarebbero stati problemi per l’elezione del presidente della Repubblica tra un paio d’anni.

Questa volta pare che a condurre “l’operazione Draghi” sia Mattarella, interessato ad avere più peso contrattuale in Europa e in particolare con la Germania (l’articolo di Draghi parlava soprattutto a Berlino) e Giorgetti, da sempre garante dei poteri forti nella Lega e amico personale di “super Mario”. Salvini potrebbe così togliersi dalle scatole Giuseppe Conte, avere meno imbarazzi in un possibile esecutivo di unità nazionale e uscire dall’impasse in cui si trova attualmente, in calo di consensi nei sondaggi e con Giuseppi che invece sembra godere di sempre maggiore fiducia. Ci sarebbe sotto il patto con il “diavolo”, ovvero Matteo Renzi, per andare in questo modo ad elezioni senza Conte mettendo nell’angolo il Pd, che non potrebbe dire di no a Draghi ma subirebbe l’iniziativa di Salvini.

L’imbarazzante passerella per Draghi sui media “sovranisti”

Ma la politica non può e non deve essere solo ambizione personale e mera tattica (e qui dispiace vedere l’appoggio a tale ipotesi di un ex sovranista come Borghi), soprattutto in un momento come questo. Anche se a “destra” e tra i “presunti sovranisti” l’endorsement pro-Draghi inizia a farsi pesante anche a livello mediatico. Dal Giornale a Libero, su tutte le testate vicine al centrodestra è tutto un coro di invocazioni per Mario “il salvatore della patria”.  Una serie di salamelecchi imbarazzanti per “l’economista coraggioso e determinato («whatever it takes»), l’unico in grado di reggere la barra del timone in una simile tempesta”, o peggio articoli dove si afferma “Draghi è la nostra unica occasione”

L’eccezione di Meloni e Di Stefano

Alla faccia del sovranismo! Sul piano politico “a destra” per il momento fanno eccezione Fratelli d’Italia, piuttosto tiepidi all’idea con Giorgia Meloni che ha commentato “anziché parlare di governi Draghi, di chi deve fare il ministro, pensi a occuparsi del futuro dell’Italia”. Anche Simone Di Stefano si è espresso piuttosto duramente: “Non facciamoci prendere in giro per l’ennesima volta con l’ipotesi di un governo Draghi. Finita l’emergenza vanno subito sciolte le Camere e la parola deve tornare al popolo italiano tramite il voto. Poi solodopo si farà un nuovo governo. I media stanno costruendo come al solito un nuovo “salvatore” alla Mario Monti. Restiamo svegli”.

E proprio svegli bisognerà restare. Perché le crisi e le emergenze servono proprio a questo, a mettertelo in quel posto facendoti credere che se proprio non ti piace, quantomeno è necessario. “Mettiglielo tu in quel posto”, verrebbe da dire citando Marcellus Wallace in Pulp Fiction. Se esistesse una vera alternativa nazionalrivoluzionaria dovrebbe manifestarsi proprio in questo momento. Perché non bisogna dimenticare una cosa, che in questi frangenti vale per la libertà personale come per le battaglie politiche: cedere ora vuol dire cedere per sempre.

Davide Di Stefano

2 Commenti

  1. Cito estrapolando dalla chiusa di questo interessantissimo articolo:

    ” … Se esistesse una vera alternativa nazionalrivoluzionaria dovrebbe manifestarsi proprio in questo momento… ”

    Concordo in pieno e rilancio con il collegamento ad un non troppo vecchio articolo (da rileggere attentamente) di Valerio Benedetti, pubblicato proprio qui sul PN:

    https://www.ilprimatonazionale.it/approfondimenti/forse-non-ancora-momento-celebrare-funerale-sovranismo-128779/

  2. Ottimo Draghi alla Presidenza del Consiglio. Finalmente anche Noi ITALIANI potremo farci rappresentare da Uomini di spessore e non da improvvisati dell’ultima ora.
    La storia insegna e dovremmo apprendere dal passato.

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