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Roma, 30 set – Chi sa cosa avrebbero pensato i grandi filosofici dell’antica Grecia sulla piega che sta prendendo la democrazia nella nostra penisola e non solo, ma andiamo per gradi. Negli ultimi mesi, in Italia, abbiamo assistito al lancio di diverse raccolte firme, in vista di possibili referendum, alcune proposte dalla Lega di Salvini sul tema della riforma della giustizia, altre provenienti dalla galassia della sinistra che sono andate a toccare due tabù che da anni vengono scrupolosamente custoditi dalla Chiesa e da tutto l’ambiente del conservatorismo italiano: cannabis ed eutanasia. Se per la prima abbiamo visto i militanti del carroccio organizzare banchetti sotto il cocente sole estivo, per le altre due, invece, si è materializzato qualcosa di diverso soprattutto per quanto riguarda la raccolta firme sulla proposta referendaria della legalizzazione della cannabis.



Tutti sapranno che nella nostra Costituzione, agli artt. 71 e 75, è possibile tramite la cosiddetta “iniziativa popolare” poter promuovere una legge o abrogarla, il tutto partendo da una raccolta di 500.000 firme di cittadini italiani aventi diritto al voto, le cui sottoscrizioni devono essere raccolte tassativamente su appositi moduli e autenticate al momento da ufficiali giudiziari.

La democrazia a portata di click

Chi ha fatto un minimo di attività politica saprà benissimo quanto sia difficile organizzare e promuovere una raccolta firme, sobbarcandosi anche tutta la parte burocratica e il discorso dell’autenticazione delle medesime. Ma in queste ultime settimane abbiamo assistito, quasi senza accorgercene, a un’accelerazione repentina e improvvisa della democrazia, un po’ come quando ci arriva tutto d’un tratto un nuovo aggiornamento da fare sul nostro smartphone.

Questa grande novità è dovuta all’ultimo Decreto Semplificazioni grazie al quale si potrà firmare per promuovere un referendum o una proposta di legge di iniziativa popolare grazie all’identità digitale SPID, alla carta d’identità elettronica oppure tramite dispositivi per la firma digitale certificata. Insomma la democrazia a portata di clic verrebbe da dire. Ma quali sono gli scenari che determinerà questa digitalizzazione che manderà in pensione centinaia di attivisti politici che per anni hanno calcato le piazze italiane a suon di banchetti e raccolte firme?

Possibili scenari

Prima di parlare degli ipotetici scenari futuri bisognerebbe soffermarci un attimo, con un rapido excursus, su quanto questo strumento di partecipazione popolare abbia inciso realmente nella storia della nostra Repubblica. Dal 1946 ad oggi sono ben 74 i referendum sottoposti al giudizio degli italiani – fra questi i più discussi e “famosi”: finanziamento pubblico ai partiti, divorzio, abolizione del Ministero del Turismo e dell’Agricoltura – ma quanti di questi hanno realmente confermato le aspettative dei promotori? Ben pochi verrebbe da dire, soprattutto se si guarda cos’è successo per il referendum sull’acqua pubblica del 2011, o quello sulla privatizzazione della Rai del ’95 o, ancora, alla lunghissima lista di referendum che non hanno raggiunto il quorum. Quindi, stando a questi numeri, si può dire tranquillamente che già di per sé un referendum raramente potrebbe soddisfare le esigenze di tutti i suoi promotori.

Un’arma a doppio taglio

Tornando, dunque, all’interrogativo sugli scenari futuri, in un’epoca dove si sta cercando di digitalizzare qualsiasi aspetto della società e davanti a un Paese ingessato dalla burocrazia e dalla lentezza della politica, questo nuovo strumento che viene messo a disposizione della democrazia può rappresentare un’arma a doppio taglio. Perché da un lato incentiva la partecipazione, cercando di diminuire il divario sempre più netto tra la politica e la gente, dall’altro però, se pensiamo a quanto questo meccanismo possa essere incisivo, alimenta grandi illusioni svilendo, però, il concetto di attivismo politico.

Tra potenzialità e insidie che si affacciano su questa nuova epoca dove la politica non può non fare i conti con la digitalizzazione, verrebbe da mettere a confronto gli attivisti politici di vecchia data, cresciuti nelle piazze, con il popolo del reddito di cittadinanza che, armato di SPID, è sempre all’erta per agguantare l’ultimo bonus che viene messo a disposizione.

All’inizio dell’articolo ci si chiedeva cosa avrebbero pensato gli antichi Greci su questo “update” della democrazia nostrana ma sarebbe altrettanto giusto rivolgere un pensiero ai componenti dell’assemblea costituente: siamo sicuri che si sta realizzando la loro idea di Repubblica democratica?

Francesco Pacini



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2 Commenti

  1. Io mi preoccuperei per gli inevitabili brogli che una tecnologia completamente priva di trasparenza porta con sé, e nel caso del voto online sarebbero terribili.
    Nulla impedisce di fare le cose per bene ma se farle male garantisce il potere allora le cose saranno fatte certamente male.

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