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genderRoma, 28 giu – “Educazione sentimentale”: è questo, secondo autorevoli esponenti della politica italiana, ciò di cui i giovani del Belpaese hanno bisogno. Si chiama proprio così, “educazione sentimentale” o, ovviamente, “educazione di genere” ciò che ben otto progetti di legge – che iniziano questa settimana finalmente l’iter parlamentare – vogliono introdurre nelle scuole secondarie di primo e secondo grado. Di che si tratta? Ovvio: di “prevenzione alla violenza maschile sulle donne, all’omofobia e al bullismo”, dice la deputata di Sinistra Italiana Celeste Costantino, che ha presentato una delle proposte di legge. Combattere la violenza sulle donne: chi mai potrebbe essere contrario a un fine tanto nobile?

Peccato che per raggiungere tale (ipotetico) risultato occorra, secondo le deputate Pd Veronica Tentori e Chiara Braga, “favorire una formazione che permetta a ogni studente di decidere e di costruire la propria identità, nella serena accettazione del proprio genere, e in modo da assumere una concezione della realtà che integri, la conoscenza e la valorizzazione etica della stessa”. La prosa è contorta, ma l’obbiettivo è chiaro: colpevolizzazione del maschio, messa in discussione di ogni identità, e ovviamente teorie gender.

E del resto, commentando un’agghiacciante storia di stupro di gruppo, la filosofa e parlamentare Michela Marzano, uscita dal Pd proprio perché ritenuto troppo tiepido sulle unioni civili, scrive: “Ancora una volta, si spalanca il capitolo della prevenzione e della decostruzione degli stereotipi di genere, dell’educazione all’affettività e della cultura del rispetto”. Come se fosse impossibile spiegare l’abiezione insita nello stupro senza ricorrere ad astruse teorie sulla fluidità del genere…

Giuliano Lebelli

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