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Roma, 23 mag – Maggio 2018. Giorni decisivi per la creazione di quello che sarebbe poi diventato il governo giallo-verde. Lega e Movimento 5 stelle, nel delineare la lista dei nuovi ministri, scelgono il professor Paolo Savona per il ministero dell’Economia. Sorprendentemente però, in seguito a tale scelta, si assiste al rifiuto del Capo dello Stato, Sergio Mattarella, in merito alla figura del noto economista.

Nelle dichiarazioni riguardanti la decisione pesano come un macigno le motivazioni: il professor Savona è (era) considerata persona in qualche modo “pericolosa” in tale dicastero in quanto potrebbe portare all’uscita dell’Italia dall’euro e dall’Ue. Comportamento molto discutibile, oltre che raro. Il presidente della Repubblica difficilmente osa intromettersi nelle scelte della maggioranza di governo, annullando decisioni compiute da eletti tramite mandato popolare.

Ancor prima che dimostrare forte sudditanza da parte delle istituzioni nei confronti dell’Unione Europea, la questione crea un precedente. Al di là delle opinioni sulla politica monetaria e delle possibili conseguenze verso di essa, Savona ministro non avrebbe comportato alcun pericolo per la tenuta democratica della nazione, unico aspetto sul quale il Capo dello Stato ha il dovere di sorvegliare.

La Costituzione scavalcata

È poi risaputo come la nostra Costituzione non possa mai essere scavalcata da alcune decisioni dei politici in carica.

Attraversiamo, da mesi, una situazione senza precedenti, alternante l’emergenza sanitaria a quella economica. La necessità di distanziamento sociale fra i cittadini, volta alla salvaguardia della salute pubblica, ha comportato la cancellazione temporanea della quasi totalità delle libertà di movimento, la cessazione del diritto di voto (sancito dal rinvio delle elezioni regionali e comunali previste in primavera) e del diritto al lavoro, vista la forzata chiusura di aziende ed attività in genere.

Metodi, per un ristretto periodo di tempo, necessari, ma che hanno permesso l’adozione di strumenti sui quali l’attesa di intervento da parte di Mattarella è rimasta vana.

Con la scusa dell’emergenza in corso, la Costituzione è stata completamente scavalcata: sono tutt’ora in vigore Dpcm – uno dei tanti strumenti, oltre agli annunci notturni sui social network, di propaganda del premier Giuseppe Conte – sul cui utilizzo indiscriminato sono stati espressi numerosi dubbi. Perplessità confermate, tra gli altri, anche dal presidente della Consulta, Marta Cartabia.

Il diritto di culto, fondamentale per ogni cittadino del paese, è stato interrotto visto il divieto di celebrazioni liturgiche di ogni tipo, inoltre sono in corso su più tavoli trattative finanziarie con gli altri Stati dell’Unione Europea, che non potrebbero in teoria avvenire senza un chiaro mandato parlamentare al riguardo.

Mattarella a intermittenza

Nulla di quanto per legge richiesto ha trovato risvolti concreti nel proseguimento dei comportamenti di chi governa, né interventi da parte del presidente Mattarella. Egli ha taciuto – e continua a farlo – dinanzi ad azioni che scavalcano i diritti elementari del cittadino.

Constatiamo che anche sul tema delle scarcerazioni non vi sia stato alcun sussulto, né presa di posizione, spingendoci a credere che in caso di governo presieduto dalle attuali opposizioni – come dimostrato dalla vicenda del professor Savona – vi sarebbero state differenti reazioni, viste anche le poco trasparenti critiche del passato nei confronti dei decreti sicurezza.

Tommaso Alessandro De Filippo

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