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Roma, 4 feb – Ieri sera sono stati aperti i lavori di God, Honor, Country: President Ronald Reagan, Pope John Paul II, and the Freedom of Nations, conferenza organizzata a Roma, in via del Corso, a cui hanno preso parte numerose personalità del nazional-conservatorismo occidentale, tra cui Viktor Orbán e Marion Maréchal-Le Pen. Organizzato dalla Edmund Burke Foundation e sponsorizzato, tra gli altri, anche da Nazione Futura, l’evento è stato inaugurato dal discorso di Giorgia Meloni. Con questa mossa, la leader di Fratelli d’Italia si sta sempre più accreditando come la referente italiana dei conservatori statunitensi.

La Meloni è l’astro nascente del nazional-conservatorismo?

Non a caso, la Meloni era già stata inserita dal Times tra i «venti volti che potrebbero plasmare il mondo nel 2020», a testimonianza della crescente attenzione che viene rivolta, anche dall’estero, alla sua ascesa politica. In queste ore, inoltre, la leader di Fratelli d’Italia partirà in direzione Washington per incontrare influenti personalità della politica statunitense.

Ronald Reagan e Giovanni Paolo II

Nel suo intervento (tenuto in inglese), la Meloni ha sottolineato che «la grande sfida della nostra epoca è la difesa delle identità nazionali e dell’esistenza stessa degli Stati come unico strumento di tutela della sovranità e della libertà dei popoli. E il nostro principale nemico è la deriva mondialista di chi reputa l’identità, in ogni sua forma, un male da combattere e agisce per spostare il potere reale dal popolo a entità sovrannazionali guidate da presunte élite illuminate». Poi arriva il tributo alle due figure a cui è dedicato il convegno, Ronald Reagan e papa Giovanni Paolo II: «Giovanni Paolo II, il “Papa patriota”, sapeva perfettamente che le nazioni, l’appartenenza ad un popolo, ad una memoria storica condivisa, erano il “fondamento della libertà di ogni uomo” e non smise mai di dire che “non c’è Europa senza cristianesimo”. Ronald Reagan ha rappresentato più di ogni altro Presidente Usa, l’America del “We the People”; di quel preambolo della Costituzione che fonda la democrazia nazionale dentro il principio della sovranità popolare», ha dichiarato la Meloni.

Tolkien e Scruton

A queste figure care al nazional-conservatorismo, la Meloni ne ha volute aggiungere altre due: «La nostra visione valoriale e di visione del mondo – ha detto – è in realtà una cosa molto semplice come ci raccontava un grande filosofo morto pochi giorni fa, Roger Scruton: “La vera ragione per cui le persone sono conservatrici è che sono attaccate alle cose che amano”. E quello che io considero un altro grande padre del pensiero conservatore, John Ronald Reuel Tolkien, lo spiegava in modo altrettanto chiaro, per bocca di uno dei personaggi del suo Signore degli Anelli: “Non amo la lucente spada per la sua lama tagliente, né il guerriero per la gloria, né la freccia per la sua rapidità: amo solo ciò che difendo”».

Le virtù del nazionalismo

Insomma, la Meloni sembra trovarsi a suo agio nella grande famiglia dei conservatori Usa e di quegli ambienti dell’identitarismo israeliano. Il padrino dell’evento romano, infatti, è il presidente dell’Edmund Burke Foundation, ossia lo storico israeliano Yoram Hazony, autore de Le virtù del nazionalismo, best-seller ora tradotto anche in italiano (una nostra recensione del volume apparirà sul Primato Nazionale di marzo). L’opera di Hazony mira a combattere i princìpi cosmopolitici del globalismo grazie al modello nazional-conservatore dello Stato d’Israele che, nella ricostruzione dell’autore, rappresenta oggi un’entità «scandalosa» nell’Occidente mondialista: al contrario del «culto della colpa» nutrito dalle altre nazioni europee, lo Stato d’Israele fungerebbe da contro-modello che richiama le radici, le identità e l’amor di patria.

Sovranismo e/o conservatorismo

Questa interpretazione dello Stato d’Israele, che può senz’altro essere discussa, è sostanzialmente la stessa che fornì uno dei padri nobili della «destra sociale» italiana, Giano Accame, e rientra perciò a pieno titolo nel bagaglio culturale di Fratelli d’Italia. Ma Accame e altri sarebbero forse più perplessi di fronte alle coordinate liberiste che hanno innervato la politica economica di Ronald Reagan, e che la Meloni sembra aver fatto proprie. La stessa leader di Fratelli d’Italia, del resto, nel suo intervento ha ribadito di puntare su «libertà d’impresa, riduzione delle tasse e della burocrazia, investimenti pubblici in infrastrutture, difesa degli interessi nazionali: è la ricetta con la quale anche il Presidente Trump oggi sta facendo volare l’economia americana ed è quella che vogliamo portare in Italia e in Europa come alternativa alla cieca austerità». Benissimo, ma l’austerità è proprio una di quelle ricette ultra-liberiste che tanto piacciono all’Unione europea e che sarebbero piaciute anche a Reagan e alla Thatcher, se negli anni Ottanta vi fosse stata una recessione economica. Insomma, non si possono tenere insieme il diavolo e l’acqua santa.

Meloni a un bivio?

Per essere ancora più chiari, se i concetti di sovranismo e conservatorismo hanno evidenti punti di contatto, non sono però affatto sovrapponibili. Lo stesso dicasi per il liberalismo, che impregna buona parte dell’ideologia nazional-conservatrice. Il liberalismo è individualista, mentre un corretto sovranismo dovrebbe essere comunitario. Il liberalismo concepisce la società come un aggregato di atomi «desideranti», laddove il sovranismo concepisce la nazione come una comunità di destino. Il liberalismo si fonda sugli animal spirits e la «ricerca della felicità», il sovranismo dovrebbe invece basarsi su solidarietà e mutua assistenza. La lista potrebbe continuare, ma l’antifona sembra chiara. Per chiudere: la Meloni intende aggregarsi al pensiero liberal-conservatore di matrice anglosassone o mira, invece, a portare il sovranismo Oltre Atlantico? Nella risposta a questa domanda, sta molto del destino del sovranismo italiano.

Valerio Benedetti

13 Commenti

  1. Qui ci sarebbe molto da discutere, da riflettere…, altro che un commento.
    In questa sede penso sia utile segnalare che, con l’ aria che tira, solo il “pessimismo costruttivo” può risultare utile… In tal senso ho seri dubbi che la sponda dove vuole approdare la G.Meloni (oggi in alto mare e quindi a rischio), sia risolutiva per il sereno benessere delle comunità, a cominciare dalla nostra. Salvo che sia così forte da essere addirittura costruttiva internazionalmente…, una grande zarina insomma.

    • Concordo e chi tira la volata a simili personaggi come gli ex di casapound non meritano la minima considerazione politica

  2. Ah! Ah! Ah! Dalla destra sociale al conservatorismo liberista. . .
    Infelice quell’elettore che deve scegliere tra Meloni e Salvini.

  3. secondo ne il problema e capire se la Giorgia ha in mente un modello di destra sociale, come feve con grande abilita il Duce, o una destra liberale piu vicina alle multinazionali e ai granfi gruppi industriali. aggiungo anche una destra laica o una destra vivina al vtiicano…..insomma li sta il succo del discorso … onore a Benito Mussolini

  4. Gente, c’è poco da dire, la Meloni è pessima, ma si sapeva già.

    L’unica speranza per il sovranismo italiano è Casapound. Bisogna che ci ripensi, al ritiro dalle elezioni, e che ritorni in campo, o per questo paese è finita davvero.

    Ho già gli incubi al pensiero che questo governo giallofucsia sarà seguito da un centrodestra liberista, sionista e prono ai desiderata di Washington facendo pure finta di opporsi a quelli di Bruxelles.

    Ripensateci, per il bene dell’Italia….

  5. Giorgia Meloni è padronissima di entrare a far parte dei conservatori a stelle e strisce, di aderire alle idee nazionaliste israeliane,di sposare il liberismo,di credere al capitalismo, di ispirarsi a Giovanni Paolo II e non a Benedetto XVI, di immaginarsi interprete politica di destra più credibile di Salvini agli occhi dei furbacchioni yankee.E quant’altro….Ma Giorgia Meloni non ha la statura e la tenuta politica e l’esperienza per fortificare l’Italia nel contesto in cui si sta inserendo.Sarà uno strumento,una quinta colonna di interessi,giochi,e scacchieri assai più alti di lei stesa e del suo partito.A noi che appartenemmo alla Fiamma Tricolore e che nascemmo circa 10 anni dopo la fine della guerra,questi apparentamenti non ci convincono per nulla,noi siamo tutt’altra cosa…..

    Micu G. dalla terra di ‘nduja

  6. Da alcuni commenti e non solo (!) ho la netta impressione che si fatichi non poco a passare dalla buona Teoria ad un tentativo serio di Pratica. Perché? Forse c’è da comprendere e studiare (anche per il sottoscritto) ancora di più circa il popolo, l’ individuo, la politica, l’ economia, la salute e fare meno filosofia. Altrimenti si è destinati a fare le belle statuette e farci pure rubare le idee senza alcun grazie. Salvini docet.
    (Spesso dimentichiamo che il più forte comanda, come vuole lui, se non riconosce di meglio…).
    Lavoro titanico, a rischio di sconfitta, certo! Altrimenti andiamo a giocare a calcetto perché per gli scacchi risulteremmo inabili…, considerando certe capacità tattico-strategiche.