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Roma, 5 ott – E’ una questione di qualità, o una formalità. Quando Giovanni Lindo Ferretti lo ripeteva ossessivamente, non era ancora stato celebrato nei festival del nuovo corso meloniano. Nella Lega in pochi lo hanno mai preso in considerazione, questione di formalità. Oggi nessuno troverà stonata la citazione punk, perché lo specchio delle brame della destra riflette l’imbarazzante assenza di qualità tra i candidati scelti per le grandi città italiane. L’epilogo della disavventura era scritto sui muri delle periferie che hanno disertato le urne, previsto da qualsivoglia osservatore che storceva il naso di fronte all’ignavia incapacitante di chi ha scelto di non lottare. Perdere in partenza e via con la saliva sul dito tremolante per voltare pagina.



Una questione di credibilità

Quei papabili sindaci, pescati nel paniere della supposta società civile – mai definizione fu più erronea e abusata – semplicemente non erano credibili. Nessun elettore di centrodestra ha mai pensato per un attimo che valesse la pena prodigarsi per tirare la volata a un Bernardo, a un Michetti, a un Maresca.

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Adesso sentiremo la solita litania seguita dalla più classica congiunzione avversativa: serve una seria riflessione, ma restiamo la coalizione preferita dagli italiani. Spartito nauseante del post voto che ci accompagnerà colmo di mestizia almeno per un paio di settimane.

Ed evitiamo pure di menzionare le inchieste emerse a pochi giorni dal voto, giudiziarie o giornalistiche che siano. Quelle, a ben vedere, incidono sull’umore dell’elettore relativamente. Certo, qualcuno potrà azzardare che il caso Morisi sfiora personalmente il leader della Lega, mentre la Meloni non ha subito contraccolpi diretti. Ma non è questo il punto, perché il ragionamento che muove il cittadino alla prova dell’urna è legato a serietà e credibilità della proposta che si trova davanti. Se la prima è assente dall’agone politico ormai da tempo, la seconda poteva emergere almeno nella forma.

Questa Lega non piace agli elettori di destra

Qui si innesta lo sprofondo verde della Lega, accigliata, ingessata, tornata a evocare il vento del Nord imprenditoriale in tempi di presunte ripartenze post Covid. La verità è che il moderatismo è invocato da chi tesse accordi di governo ma non non è una lingua parlata dall’attuale elettore di centrodestra. I fasti berlusconiani sono un lontano ricordo, si perdono nel pulviscolo dei fedeli megafoni di Mediaset. Se Giorgetti non è mai salito su un palco e di per sé non ha voti – come fa notare un sogghignante Travaglio alle prese con la liquefazione del firmamento pentastellato – Matteo Salvini non appare più il ruggente leone che riempiva le piazze italiane.

E il motivo è sin troppo manifesto per non essere captato dai radar di partito: stare al governo con Mario Draghi e piegarsi ai suoi diktat non paga in termini elettorali. Il Salvini “maturato” – neanche fosse stato un ragazzo della via Pal – non piace perché non appare coerente. Quindi l’elettore di centrodestra si rivolge altrove, auspicando che Giorgia Meloni continui ad alzare la voce all’opposizione. Il governo di tutti e di nessuno va insomma benissimo a chi vota Pd, antropologicamente mosso da pacato quieto vivere. Non va affatto bene a chi cerca risposte forti, talvolta radicali, e invece si ritrova Salvini impantanato nelle sabbie mobili dell’immobilismo.

Eugenio Palazzini



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8 Commenti

  1. Semplicemente, davanti alla finanza (che da mo’ ha fottuto gli imprenditori), dei mariti Bazoli, delle figlie Moratti di turno… la Lega è rimasta indietro! Al punto che un Sala, sindaco con poco più del 25% della popolazione milanese può permettersi ancora di dire impunemente che è l’ amministratore di condominio di tutti! Finirà che lui, o chi per lui sarà “sindaco” con il solo voto suo e dei suoi pochi veri accoliti e la Lega non ci sarà più. Chi non ha votato, recluso nella città-borgo metropolitano non ha visto né il Carroccio e né tantomeno l’ Impero, ma fuffa folkloristica e resta incazzato duro…
    Una volta dicevano Roma ladrona, non era il caso di capovolgere in Milano ladrona?! Salvini, Salvini…

  2. Non era poi così difficile, al momento necessario nessuno ha avuto le palle, e spaventati se ne stanno nascosti fra le fila di un governo che sta facendo di tutto meno che governare, ma dove è finita la Lega che gridava nelle piazze, forse troppo stanca per farsi sentire, svegliatevi o la disfatta non tarderà.

  3. Perché la gente è stanca di essere presa per il culo, super partes.
    Quante volte dovrò ancora ripeterlo?
    https://massimosconvolto.wordpress.com/2018/10/20/indecisi/
    Le votazioni in Parlamento pro green pass poi sono state la ciliegina sulla torta 😀
    https://www.ilprimatonazionale.it/politica/dl-green-pass-governo-fiducia-senato-lega-voteremo-si-207334/

    Lo avevo pure previsto
    https://www.ilprimatonazionale.it/primo-piano/sono-free-vax-basta-con-tifoserie-salvini-208342/#comment-78252
    ma siete troppo presuntuosi per ascoltare e ora è tardi.

  4. Neppure vi tocca il pensiero che a provocare questa clamorosa sconfitta sia stata l’ambiguità e gli occhiolini verso novax e complottismi da 4 soldi. Se sposi la battaglia delle cure domiciliari e dell’idrossiclorochina “osteggiata da big pharma” è normale che l’elettore non abbia voglia di affidarti l’amministrazione della cosa pubblica. Guarda caso i governatori e candidati meno esposti verso le pagliacciate viralizzate suo social mantengono la loro posizione

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