Roma, 18 mar – “La sinistra riparta da Greta”, avevano ironizzato in molti sui social nei giorni scorsi, aggiungendo l’immagine di Greta Thunberg al pantheon di icone con cui il mondo progressista ha flirtato in questi ultimi tempi – anche se più che un flirt, sembrano le avance di un disperato che non batte ferro da mesi. Per cui siamo stati testimoni del repentino innamoramento di tutta l’ala liberal per questa ragazzetta con lo sguardo assente, posta a capo di un esercito di milioni di adolescenti acritici, inconsapevoli, supponenti, che attendevano il loro turno – come ogni generazione di giovani che si rispetti – per “farsi sentire” dai potenti della Terra: per illudersi di poter contare qualcosa al di là delle proprie scelte consumistiche, per credere tutti assieme di non essere solo una fila di numeri teleguidati dal globalismo, per sentirsi parte di un tutto. E’ una tappa della vita, è giusto lasciarglielo fare, si chiama “cazzeggio adolescenziale” e ci siamo passati tutti.

élite contro popolo

Quello che invece colpisce è il fetish che gli adulti hanno sviluppato per Greta, a cominciare dalle testate giornalistiche. Prendiamo ad esempio Linkiesta: in un articolo apparso stamattina sul quotidiano online si contrapponeva il “popolo di Greta” ai gilet gialli, due inconciliabili visioni del mondo e del modo di protestare. “Sembrano simili, ma sono opposti”. Ci dispiace contraddire l’autore, ma nessuno lo ha mai pensato. “No, no, il futuro prossimo non si dividerà tra chi combatte le élite – sempre che qualcuno sia riuscito a capire esattamente chi sarebbero – e chi le difende. Il vero scontro, la vera grande dialettica è tra quelli con Greta e quelli coi gilet gialli“. Finto impegno contro lotta, mondialismo contro sovranismo, le coccole dell’establishment contro i proiettili e il sangue mandati dagli oligarchi che odiano il popolo: a noi sembra invece, cara Linkiesta, che qui si tratti proprio dello scontro tra élite e popolo, a partire dai toni della trattazione di tale argomento. I teenager che protestano con Greta non sono “popolo”, non sono “scomodi”, non fanno “paura”, non sono “una minaccia”: ecco perché vi piacciono tanto, perché sono innocui e fanno da sponda alle istanze progressiste e globaliste. Viene sfruttato il loro bisogno di accettazione, tipicamente adolescenziale, e l’ansia di sentirsi parte di un tutto, per instradarli all’internazionalismo, alla spersonalizzazione, demonizzando al tempo stesso chi lotta fattualmente per la propria sopravvivenza e siglandoli come “chi invece punta a rovesciare il potere consolidato per difendere le proprie piccole rendite di posizione”: un cattivo esempio che i giovani non devono assolutamente seguire, perché devono sì ribellarsi, ma solo per gioco.

I teenager sono pacifisti e spensierati, mentre i gilet gialli hanno anche, secondo Linkiesta, la colpa di essere scuri e incazzati. Violenti, anche. Succede, quando non si arriva a fine mese e il proprio presidente della Repubblica, dal luogo di villeggiatura, ordina alla gendarmeria di massacrare chi manifesta il proprio dissenso. I gilet gialli sono preoccupati di cosa metteranno nel piatto ai propri figli, la sera: gli adolescenti che marciano dietro Greta sono i figli dei gilet gialli che rimproverano ai genitori di avergli lasciato in eredità un mondo inquinato, e poi pretendono che li si vada a prendere in auto all’uscita di scuola.

Cristina Gauri

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4 Commenti

  1. Greta finirà ingravidata da qualche islamico del suo paese. Ormai sono la maggioranza. Dovrebbe preoccuparsi di quello. Non del “clima”.

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