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Roma, 27 giu – Quella tra Grillo e Conte si appresta ad essere una lotta di potere che vede coinvolti tutti gli attivisti del M5S. Conte, due volte Presidente del Consiglio, ha dalla sua parte un appoggio elettorale che potrebbe essere fondamentale per mantenere in vita il Movimento. D’altra parte, il partito del Vaffa si è visto privato già da un pezzo di storia con l’uscita della famiglia Casaleggio dal circuito “giallo”. Ritrovando in Grillo l’unico sopravvissuto tra i padri fondatori. Stessa situazione in casa centrodestra, con la Meloni è sempre più defilata dalla coalizione e Salvini e Berlusconi vicini al matrimonio della nuova confederazione moderata che rischia di avere una grossa grana già in partenza: chi sarà il vero leader politico?



Grillo e Conte, è scontro per lo statuto

Il Movimento 5 Stelle si trova ormai da 4 mesi in un limbo che non sembra trovare unna fine nel breve tempo. Dopo l’uscita di scena di Casaleggio dopo e Di Battista prima, i valori fondanti sembrano sgretolarsi sempre di più. L’arrivo di Conte come unico capo politico potrebbe dare una svolta definitiva cambiando l’ormai già dilaniato M5s. I temi cardine del dibattito si scontrano sempre sulle stesse problematiche che hanno contrassegnato i grillini sin dalla nascita: la mancanza di una vera linea politica.

Le alleanze, prima con la Lega e poi col Pd, oltre a far perdere moltissimi elettori, hanno dato la prova reale che i 5 Stelle non sanno e non hanno una linea politica decisa. Al contrario, hanno comunico obbiettivo rimanere, piuttosto con chiunque, nel palazzo del potere ad ogni costo. Grillo e Conte sono ad oggi consapevoli di essere indispensabili al momento uno per l’altro. Pensare di far fuori Conte ora significherebbe perdere almeno dal 6 al 7% di voti che seguirebbero l’avvocato. D’altra parte, andare a creare un nuovo partito troverebbe molti seguaci grillini ma allo stesso tempo ridurrebbe sia il movimento sia il partito di Conte a partitini da 10%.

Berlusconi e Salvini, cambiano i fondatori ma i problemi sono gli stessi

È da settimane che si parla ormai di un possibile accordo tra Salvini e Berlusconi per avviare una confederazione moderata all’interno del centrodestra. Quando non addirittura ad un partito unico. La “guerra” elettorale del centrodestra dovrebbe vedere come avversario la sinistra ma l’unica motivazione di questa mossa politica sembra sia una battaglia interna per evitare la continua evoluzione di Fratelli D’Italia che si appresta a diventare a breve primo partito italiano, secondo i sondaggi. I patti alle ultime elezioni sono stati chiari: chi prenderà un voto in più sarà il premier della coalizione.

La matematica in questo caso non è un’opinione e sarebbe stato facile iniziare i lavori secondo i fatti in caso di vittoria ma, portando i due leader e fondatori, Berlusconi e Salvini, all’interno dello stesso partito, chi avrebbe la direzione? Risposta ancora impossibile da dare oggi ma di facile interpretazione. La fusione vedrebbe da una parte un partito che supera il 20% (Lega) e dall’altra un partito che non arriva nemmeno al 10. Questi numeri darebbero chiaramente la leadership a Salvini ma, dopo oltre 20 anni di Berlusconi sulla scena politica, una sua uscita di scena sembra davvero improbabile.

Ilario Maiolo



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