Roma, 3 gen – Senato imbrattato? “Uno sfregio”, ma “le ragioni della disobbedienza civile di Ultima Generazione sono tutte condivisibili”. E poi il Senato è “evidentemente visto come un luogo che non ascolta e non risponde”. Il parere della sinistra sui gretini di Ultima Generazione può essere riassunto così, con le parole dell’impareggiabile Monica Cirinnà, responsabile diritti del Pd. Compagni che sbagliano a tirare vernice sulla facciata di Palazzo Madama, ma non troppo, perché alla fine le loro battaglie sono da appoggiare.

Senato imbrattato e compagni che (non sbagliano)

Apparente torcicollo, capzioso ragionamento da tirar fuori allorquando a compiere il gesto illegale è chi porta avanti battaglie sostenute, più che altro a chiacchiere, da una determinata parte politica. Allora quel gesto si può derubricare a “disobbedienza civile”, sacrosanto modus pensandi e dunque agendi, in barba alla legge. Viceversa, se a compiere un atto analogo è un avversario politico – con altre motivazioni e rivendicazioni alla base – la sinistra lo bolla immediatamente come inaccettabile. E ricorre di conseguenza al solito novero di paroline magiche atte a relegarlo nell’alveo del cattiverio: barbari, violenti, squadristi, fascisti, razzisti e via delirando.

La sinistra come Saturno

Ora, sulla bontà della battaglia in sé potremmo aprire una parentesi quadra, al netto dell’effetto allucinogeno, della facile riprovazione suscitata, dell’effimera barricata, del fanciullesco procedere da signorini viziati. Il fatto è che la bambagia del progressismo finisce quasi sempre per offuscare le ragioni di fondo di qualsivoglia questione trattata, in qualsiasi ambito. Come un Saturno che divora i suoi figli, uccide rapidamente il nesso logico tra indiscutibile ragione e obiezione possibile. Prendete lo stesso metodo comunicativo utilizzato per edulcorare il reato, quando tale non può essere davvero se dettato da medesima buona intenzione di fondo. I tre arrestati di Ultima Generazione vengono citati da certa stampa con i loro nomi propri: “Laura, Davide, Alessandro”.

Come figli a cui tirare le orecchie appunto, presto inGoyati. Perché la sinistra annienta tutto, soprattutto se stessa, balzando inesorabilmente da un punto a un altro, finendo per abbandonare ogni terreno in cui decide di addentrarsi. Stracciati i diritti sociali, si è fiondata su quelli civili, passando da tutore del proletariato a solone del salotto, per poi aprire la partita dei diritti ambientali. Agli orfani del dovere non resta quindi che cianciare di rivendicazioni, sempre più lunari. Metodologia del conformismo, metamorfosi del classismo. Non fosse avvilente, sarebbe quasi comico.

Eugenio Palazzini

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