Roma, 11 giu – In questi giorni stiamo assistendo alle reazioni scomposte di alcuni sindaci e certa stampa di sinistra alla decisione del neoministro dell’Interno Matteo Salvini di chiudere i porti alle Ong. Secondo il leader della Lega, il provvedimento sarebbe necessario per «fermare l’invasione» e per porre fine al traffico di esseri umani. La sinistra, invece, insiste come sempre su presunte motivazioni «umanitarie». Eppure, una decina di anni fa, i «compagni» rimasero muti di fronte al blocco navale imposto dall’allora presidente del Consiglio Romano Prodi contro gli immigrati albanesi. Esatto: lo stesso Prodi che al tempo guidava un governo di centrosinistra. Perciò, rinfreschiamo un po’ la memoria ai radical chic smemorati.

Era il 1997, il tempo della cosiddetta «anarchia albanese», un periodo di grandi sconvolgimenti sociali e di instabilità politica della nazione schipetara. Tra crisi economica, caos e criminalità diffusa, molti cittadini albanesi decisero quindi di tentare la via del mare in direzione dell’Italia. Il nostro Paese si preparò dunque ad accogliere i profughi ma, ben presto, si mise in moto il business dell’accoglienza. Con scafisti che traghettavano a pagamento concittadini albanesi a bordo di pescherecci e natanti di fortuna. Di qui la decisione del governo Prodi di chiudere i porti e pattugliare il canale d’Otranto con la Marina Militare. I presunti profughi, d’allora in poi, furono respinti senza fare grandi distinzioni tra uomini, donne e bambini. Così dichiarò alla stampa il sottosegretario agli Interni Giannicola Sinisi: «Il fenomeno è mutato di nuovo: sulle nostre coste non stanno arrivando più profughi, gente spaventata, ma uomini e donne che vengono da zone dove la rivolta non è neppure arrivata. Cercano una vita migliore, un lavoro più redditizio, sono, insomma, immigrati». Il sottosegretario dell’Ulivo, per queste parole, oggi riceverebbe la scomunica collettiva e l’alta accusa di razzismo da parte dei vari Saviano, Boldrini, Bonino e compagnia cantante.

Ma non si trattò solo di legittimi respingimenti – come spiegava a suo tempo anche Repubblica richiamandosi alla convenzione di Amburgo – e di sacrosanto discrimine tra veri profughi e «migranti economici». Prodi, infatti, si premurò anche di avviare dei colloqui con il premier albanese Bashkim Fino. L’obiettivo? Aiutare gli immigrati «a casa loro». Esatto: proprio quello che la sinistra di oggi non riesce più a concepire. Così dichiarò Fino al termine dell’incontro con Prodi: «Noi siamo d’accordo che l’Italia pattugli tutto l’Adriatico per fermare questo esodo, perché i problemi albanesi devono risolverli gli albanesi stessi in Albania». Amen.

Elena Sempione

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8 Commenti

  1. Quei paesi svuotano le carceri e
    le case di cura…anche mentali e li spediscono tutti in Europa (Italia)
    C’è un solo modo per risolvere la
    faccenda: all’imbarco tutti quelli senza documenti li devono riportare e scaricare sulle coste dalle quali sono partiti!!!!

  2. già ricordiamoci pure che proprio il governo Prodi decise un blocco navale che agì in maniera talmente maldestra e sconsiderata da speronare una nave carica di albanesi che affondò provocando la morte di tutti i suoi passeggeri. I radical chic tacciano e rendano conto dei morti della nave Katër i Radës affondata il 28 marzo 1997

  3. […] “Non puoi usare la vita di 600 persone per cambiare un accordo europeo, non puoi alzare la voce e abbassare lo sguardo davanti a 600 persone che possono morire in mare, non si può chiudere la porta in faccia ai bambini e a chi scappa da guerra e fame. L’ho detto già agli altri sindaci: un sindaco può perdere le elezioni, ma non l’umanità”, ha spiegato Decaro, sottolineando che “il porto di Bari è aperto da secoli, era aperto nel 1991 con l’arrivo degli albanesi sulla Vlora e sarà aperto sempre perché questa è una città accogliente”. Forse dimentica quando era la sua sinistra a chiuderli, i porti. […]

  4. Basta con il buonismo da 4 soldi.il problema è serio ,l’Africa sta spopolando bisogna intervenire nel loro PAESE e dare li dignità alla VITA con il lavoro è tutto il resto.Prima che la Cina occupi i paesi Africani il mondo intero si deve dare una mossa!!!

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