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Intervista a Simone Di Stefano Roma, 2 mar –  “Sabato in piazza c’erano numeri esorbitanti, è nato un nuovo fronte politico anti-Renzi”. Simone Di Stefano, vicepresidente di CasaPound Italia, parla così della manifestazione di sabato, a cui Cpi ha partecipato sotto le insegne di Sovranità, un progetto in cui, dice, “la guerra civile è finita, non si parla di storia. Ma CasaPound resta l’anima d’acciaio di questa nazione”.

Facciamo un bilancio della giornata di sabato, cominciando magari dai numeri.

Il bilancio quantitativo è formidabile. Noi, come sovranità, eravamo tantissimi, ci sono immagini in cui si vede che la coda del nostro corteo sta ancora al Pincio mentre la testa sta entrando in piazza del Popolo. E anche la piazza leghista aveva numeri esorbitanti.

Il bilancio politico, invece, cosa ci dice?

Il bilancio politico è che nasce un nuovo fronte politico che molto difficilmente potrà legarsi ancora con i vari Berlusconi, Fitto, Alfano, Passera etc. Peraltro la cosa non è neanche necessaria, legge elettorale alla mano, dato che l’Italicum assegna un premio di maggioranza alla lista che supera il 40%. Se nessun partito raggiunge tale percentuale, si svolge un secondo turno tra le due liste più votate per l’assegnazione del premio. Quindi Salvini può benissimo arrivare secondo e poi sfidare Renzi senza che sia necessario mettere insieme tutti i famosi “moderati”.

I giornali hanno puntato molto sulla presenza di CasaPound e Sovranità, anche per mettere in difficoltà Salvini (che in verità non si è scomposto più di tanto)…

CasaPound Italia partecipa in maniera forte a Sovranità, un progetto politico al cui interno la guerra civile è finita, nel senso che non si parla di storia, si tratta di un progetto aperto a qualsiasi identità sovranista. C’è la mia identità, che viene dalla Rsi e attraversa tutto ciò che è venuto dopo, dal Msi agli anni ’70, ma siamo aperti anche a chi venga da altre storie, a patto che non ci chieda di sputare sui nostri morti, cosa che finora nessuno ha fatto. Accanto a Sovranità, Cpi resta peraltro in piena attività come esperienza militante e metapolitica. CasaPound è l’anima d’acciaio della nazione.

Il Fatto quotidiano ha pubblicato un video in cui si vede chiaramente che alcuni militanti leghisti vi fanno il saluto romano, anche se poi ha titolato al contrario, come se fosse Sovranità che ha salutato romanamente la folla leghista…

È vero, come è vero che c’era, sì, un cartello con Mussolini, ma a tenerlo era un anziano militante leghista. Checché ne pensino il Fatto e Repubblica, nel popolo italiano resta un grande apprezzamento per l’opera di Mussolini. Le persone che vivono nelle città fondate dal Duce o che prendono il Tfr sapendo chi gliel’ha dato non possono che ricordare con affetto quell’epoca. Ovviamente voglio precisare che, appunto, noi non abbiamo fatto saluti romani, sono i leghisti che li hanno fatti a noi e la cosa non ci è certo dispiaciuta. Solo che per noi quel saluto ha un valore sacrale e preferiamo farlo solo in alcune occasioni rituali, come quando salutiamo i nostri caduti.

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