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romIn campagna elettorale, Virginia Raggi aveva assicurato il “superamento dei campi rom”. Quale sia il grado di fedeltà alle promesse elettorali della “sindaca”, i romani lo hanno sperimentato sulla propria pelle con i primi sgomberi, riservati rigorosamente alle famiglie italiane povere, messe in atto dalla giunta. Con i campi rom è la stessa cosa.

Interessante (ma non per il motivo che credono loro) la denuncia dell’associazione 21 luglio, che si occupa dei “diritti umani di rom e sinti in Italia”: “Con la nuova Amministrazione – denunciano – si sta riattivando un flusso economico di 12 milioni di euro: bandi milionari, assenza di un piano strategico e amnesie istituzionali. Si sta riformando l’humus nel quale è cresciuto il ‘sistema campi’ di Mafia Capitale”. Tornano quindi i bandi milionari e improbabili rappresentanti rom che dovrebbero fungere da interlocutori e che invece sono stati spesso complici della grande abbuffata. A gestire il tutto, sempre le solite cooperative riciclatesi dopo le inchieste. I costi di gestione per famiglia saranno vicini ai 15.000 euro annui. Prevista anche l’istituzione di un “Tavolo cittadino per l’inclusione e l’integrazione delle comunità Rom, Sinti e Camminanti”, che sarà del tutto inutile. È questo il cambiamento auspicato da chi ha votato la Raggi in discontinuità con Alemanno e Marino, che tale sistema lo hanno consolidato e pompato?

Roberto Derta

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