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conferenza-stampaRoma, 17 lug – Mentre il Parlamento greco inciuciava a favore dell’austerità imposta da Ue, Bce e Fmi, trasformando in un’illusione il referendum stravinto dagli ‘Oxi’ solo pochi giorni fa, qualche chilometro più a ovest, in Italia, qualcuno ha deciso di provare a “rilanciarsi” scommettendo proprio sull’immagine di Alexis Tsipras.
In Senato, all’interno del gruppo misto, è nata la componente “L’altra Europa con Tsipras”. Un’iniziativa portata avanti dagli ex grillini Francesco Campanella e Fabrizio Bocchino, convinti del fatto che “la partita non è chiusa” e lui “non è finito politicamente”. Il tutto, ovviamente, con la benedizione di Sel (o di quel che ne è rimasto, visto che i Vendoliani dal 2013 a oggi hanno subito una discreta emorragia di parlamentari verso il Pd, compreso l’ex enfant prodige bertinottiano, Gennaro Migliore).
Verrebbe da dire: che tempismo! Mentre piazza Syntagma si infiamma contro il ‘tradimento’ di Tsipras, qualcuno sceglie di prenderlo nuovamente quale portabandiera.
Del resto, l’amore nei confronti del leader comunista greco, non è una novità. Grazie al suo nome Sel è riuscita, sia pure per il rotto della cuffia, a entrare al Parlamento europeo e a lui continua ad attaccarsi nel disperato tentativo di evitare (o almeno posticipare) l’estinzione.
Le ultime elezioni regionali e amministrative sono andate maluccio e le prospettive non sono idilliache in vista dei test importanti dell’anno prossimo, a partire da Milano dove pure possono, ancora per poco, vantare di esprimere addirittura il sindaco (pur senza tessera in tasca, come Giuliano Pisapia precisa sovente).
Smarrito il voto “operaio” virato a destra, e perse molte delle roccaforti di un tempo, ai compagni nostrani non resta che cercare di intercettare un po’ di voto d’opinione facendo gli “esterofili”. Una “moda” che a dire il vero non riguarda solo la formazione del governatore pugliese.
Anche il transfuga del Pd Pippo Civati ha deciso di chiamare il suo soggetto “Possibile”, guarda caso un claim che riecheggia parecchio il “Podemos” spagnolo che ha sbaragliato le ultime amministrative iberiche conquistando anche il Comune di Barcellona.
Del resto, se andiamo indietro di qualche anno, la fascinazione per gli stranieri non è stata da meno. E di volta in volta le formazioni “progressiste” italiane si sono spacciate, con alterne fortune, per i “ponti” nel Belpaese delle idee di Blair, Obama, ecc. Alcuni di questi soggetti negli anni 70 rivendicavano “la fantasia al potere”. La prima l’hanno finita, al resto invece cercano disperatamente di rimanerci attaccati.
Giancarlo Litta



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