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Roma, 1 lug – M5S addio, Giuseppe Conte e Beppe Grillo si contendono ciò che ne resta: dopo lo strappo con il garante, l’ex premier fa sapere che non rinuncia al suo progetto per colpa di una sola persona e il comico genovese corre ai ripari per ricompattare il Movimento con il voto su Rousseau. La scissione dunque appare inevitabile.



Scissione M5S: Conte e Grillo si contendono i parlamentari

Se ancora tiene banco il botta e risposta tra Grillo e Conte – con il primo che fa un video in cui dice di non essere il “padre padrone” ma il “papà che ci mette il cuore nel M5S” e il secondo che lo accusa di dire falsità sul suo conto – la vera partita è già sul controllo di quanti più possibili parlamentari e maggiorenti del Movimento.

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Alla Camera maggioranza con Grillo, al Senato (tanti al secondo mandato) con Conte

Se alla Camera i 5 Stelle che vogliono restare con Grillo sono più numerosi, al Senato – soprattutto tra le file di chi è al secondo mandato e rischia la disoccupazione – sono quasi tutti con Conte. Una spaccatura inevitabile in cui c’è ancora chi sta aspettando per schierarsi. A partire dal ministro degli Esteri Luigi Di Maio, di cui però si vocifera la volontà di voler restare con il garante. Viceversa, un passaggio dell’ex capo politico del M5S con Conte per Grillo sarebbe la fine.

Scontro Conte-Grillo, le ragioni dell’ex premier…

Tornando allo scontro che ormai appare insanabile, Conte ha contrattaccato sostenendo che Grillo voleva molto più di una diarchia. “Quando viene chiesta la rappresentanza internazionale, il coordinamento della comunicazione, quando viene chiesto di condividere tutte le scelte degli organi politici – vicepresidenti, componenti dei comitati – quando finanche viene chiesto di concordare e autorizzare addirittura i contratti allo staff di segreteria io credo che sia più che una diarchia ed è umiliante. Quindi lo statuto non è seicentesco, è medievale da questo punto di vista”, sostiene l’ex premier. Poi l’annuncio: “Se resto in campo? Sicuramente c’è tanto sostegno dai cittadini, abbiamo fatto un progetto politico, ho lavorato 4 mesi a questo progetto e non vedevo l’ora di condividerlo… Questo progetto politico evidentemente non lo voglio tenere nel cassetto, perché non può essere la contrarietà di una singola persona a fermare questa proposta politica che ritengo ambiziosa e utile anche per il Paese”.

…e quelle del garante M5S

Dal canto suo Grillo, in un nuovo video dai toni più morbidi in cui sostanzialmente fa appello all’unità in vista della scissione, difende la sua posizione. “Io ho reagito come dovevo, col mio cuore, la mia anima e la mia intelligenza. Non da padre padrone ma da papà, ho fatto cose straordinarie ricordo a chi oggi mi sta disprezzando”. Circa l’intenzione dei contiani di mollare il Movimento, il garante si limita a dire: “Se qualcuno farà una scelta diversa la farà in coscienza“. In merito allo statuto “seicentesco”, che secondo Grillo non andava bene perché limitava troppo i poteri del garante e al contempo aumentava a dismisura quelli del leader politico, il garante rivela che dopo una contrattazione a un certo punto Conte ha detto: “Io non ti rispondo più”. Per poi dire quello che ha detto in conferenza in diretta Facebook. A sentire l’ex premier invece queste sono falsità. Ma il punto ormai è un altro.

Il partitino di Conte è virtuale e non ha posto neanche in Parlamento

Conte va alla conta di quanti 5 Stelle stanno con lui: si vuole fare un partitino tutto suo. Anche se virtuale, senza neanche la possibilità di nascere intanto almeno in Parlamento. Infatti al massimo i contiani devono finire nel Misto, non potendo presentare un nuovo simbolo o nome. Grillo invece vuole bruciare le tappe e far votare prima possibile su Rousseau un Comitato direttivo, con nomi indicati da lui che però ricompatterebbero il Movimento. Ovvio che Grillo conta soprattutto su Di Maio e anche su Roberto Fico, il presidente della Camera, anche lui per ora in silenzio. Staremo a vedere.

Il dato politico è che il M5S è finito

Il dato politico tuttavia è che il M5S è finito. Quel che diventeranno i due tronconi nati dalla scissione ancora non è dato sapere, ma appare evidente che Grillo stia giocando la carta del ritorno alle origini, di resettare tutto a prima dell’appoggio a Conte. Che lo ricordiamo si è concretizzato in due governi prima e nell’investitura a leader 5 Stelle poi. Per finire con un “vaffa” in cui potrebbe finire anche la carriera politica dell’ex premier. In effetti Conte, che (giustamente) per Grillo “non ha una visione politica né capacità manageriali”, un progetto preciso. Per ora voleva semplicemente scalare il M5S e mettere in un angolo il fondatore. Operazione fallita. Ora che ci sarà la scissione, Conte ha anche il piccolo problema di non essere eletto in Parlamento. In tal senso non possiamo neanche dire che (con i dovuti distinguo) è il Renzi del M5S: per l’equivalente di Italia Viva infatti non c’è posto in Aula.

Adolfo Spezzaferro

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3 Commenti

  1. E il PD resta con il cerino in mano !!! Ma poi vedrete che la luce del seghetario splenderà, farà una bella alleanza con tutti e due e forse anche tre se nascerà il terzo.

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