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Roma, 30 giu – “Autorizza la votazione su Rousseau entro 24 ore“: è l’ultimatum di Beppe Grillo a Vito Crimi dopo che il garante ha cacciato Giuseppe Conte come possibile leader di un M5S sempre più allo sbando. C’è grande confusione sotto il cielo pentastellato ma una cosa è certa: a dettare legge è sempre Grillo. E il ribelle Crimi ora dovrà scegliere da che parte stare (a spese sue). Ma andiamo per ordine.



Grillo caccia Conte, oggi il vertice dei parlamentari 5 Stelle

Se Conte, dopo esser stato licenziato da Grillo, si straccia le vesti per una presunta “svolta autarchica”, “mortificazione per un’intera comunità”, anche chi resta, come l’ex reggente Crimi cerca di ribellarsi al padre padrone del Movimento. Stasera ci sarà il vertice dei parlamentari 5 Stelle: all’ordine del giorno il “confronto” sul movimento. Tradotto: capire tempi, modalità e numeri di una possibile scissione tra chi resta con Grillo e chi, magari al secondo mandato, vuole andare con Conte per non doversi cercare un lavoro.

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Il garante vuole far votare su Rousseau un nuovo Comitato direttivo ma Crimi dice che non si può

Grillo dal canto suo, dopo aver liquidato l’ex premier – “non ha visione politica né capacità manageriali” – ha anche richiamato Casaleggio chiedendogli di indire su Rousseau la votazione per il Comitato direttivo. Qui spunta Crimi, secondo il quale il voto non può avvenire sulla piattaforma rediviva. “Grillo ha indetto la votazione del comitato direttivo impedendo una discussione e una valutazione della proposta di riorganizzazione e di rilancio del Movimento 5 Stelle alla quale Giuseppe Conte ha lavorato negli ultimi mesi, su richiesta dello stesso Beppe. Pur rientrando fra le sue facoltà indire la votazione, non concordo con la sua decisione – precisa Crimi -. Il voto, tuttavia, non potrà avvenire sulla piattaforma Rousseau, poiché questa è inibita al trattamento dei dati degli iscritti al Movimento. Inoltre, consentire ciò violerebbe quanto disposto dal garante della privacy“, chiarisce su Facebook.

Grillo spiega a Crimi come funziona con il voto su Rousseau

Parole che non scompongono minimamente il garante del M5S, che gli risponde su Facebook. “Vito, ti ho già risposto ieri in privato con il seguente messaggio: ‘Credo che tu non abbia ben interpretato il provvedimento del garante della privacy che ti rimetto. La parte cerchiata in rosso specifica bene che Rousseau può trattare i dati in caso di esplicite e specifiche richieste del movimento’. Oltretutto – aggiunge – il titolare dei dati può sempre decidere a chi farli trattare. Nessuna galera, dunque. Al contrario sarebbe proprio il votare su una piattaforma diversa che esporrebbe il movimento, e te in prima persona, ad azioni anche risarcitorie da parte di tutti gli iscritti”, scrive il fondatore del Movimento. “Come ti ho sempre detto prima di poter votare su un’altra piattaforma è, infatti, necessario modificare lo statuto con una votazione su Rousseau. Inoltre nella mancanza dell’organo direttivo l’unico autorizzato ad indire le elezioni dello stesso è il garante – osserva Grillo -. Inoltre, il garante della privacy non ha mai identificato in te il titolare dei dati degli iscritti, essendosi limitato a indicarlo genericamente nel movimento, probabilmente a causa della tua controversa reggenza. Il voto dovrà, dunque, essere effettuato su Rousseau”.

L’ultimatum del garante a Crimi: “Hai 24 ore per autorizzare il voto su Rousseau”

“Ho chiesto a Rousseau di poter effettuare sulla piattaforma solo due votazioni, quella per l’elezione del Comitato direttivo e quella per la modifica dello statuto, che comunque sarà gestita dal neo eletto Comitato direttivo”. “Come ti ho già detto, infatti, solo dopo aver modificato lo statuto attraverso una votazione su Rousseau saremo liberi di usare una nuova piattaforma. Ti invito, pertanto, ad autorizzare, entro e non oltre le prossime 24 ore, la Piattaforma Rousseau al trattamento dei dati, come espressamente consentito dal provvedimento del garante della privacy e come rientrante nei poteri del titolare del trattamento”, scrive il garante M5S. “Nel caso, invece, in cui decidessi di utilizzare subito la nuova piattaforma, sarai ritenuto direttamente e personalmente responsabile per ogni conseguenza dannosa dovesse occorrere al Movimento (azioni di annullamento voto, azioni risarcitorie…) per le scelte contrarie allo statuto che dovessi operare”, conclude Grillo. Insomma, a Crimi non resta che ubbidire.

Di Battista: M5S voti se restare con Draghi

Come se non bastasse, rispunta fuori pure “Dibba”. “Il Movimento oggi, per volere del garante Grillo, si appresta, a quanto pare, a votare un Comitato direttivo. Credo che a fronte di questi 4 mesi tragici nei quali chi ha vinto le elezioni del 2018 è risultato politicamente inconsistente, sarebbe doverosa una votazione sulla permanenza o meno del M5S nel governo dell’assembramento. Perché errare humanum est, perseverare è draghiano”. Così Alessandro Di Battista su Tpi in un suo pezzo dal titolo: “Il M5s esca subito dal governo Draghi e non sia più complice di questo disastro iper-liberista”.

Il partito virtuale dei poltronisti contiani

Intanto i contiani si contano. “Possiamo arrivare a 150 parlamentari“, dice uno dei poltronisti che di certo non vuole andare a casa allo scadere del secondo mandato. Una delle strade per ricompattare il Movimento in realtà è quella di sfiduciare il garante, opzione prevista dallo statuto. Ma il timore dei ricorsi potrebbe frenare ogni tipo di operazione. Lo fa presente anche un parlamentare 5 Stelle: “Non basta un sito Internet o una pattuglia di ministri e parlamentari, servirebbe strutturarsi e avere fondi per farlo“. In ogni caso il punto è un altro: la nascita di un partito di Conte. Un conto infatti è un partitino virtuale protetto dal Palazzo, altro conto è se l’ex premier e i poltronisti pentastellati intendano misurarsi con l’elettorato. Come peraltro fece Monti con Scelta civica: operazione che (giustamente) fallì miseramente.

Adolfo Spezzaferro

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