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Roma, 11 apr – Il Quirinale si è affrettato a sottolineare come le parole del Presidente della Repubblica,  Sergio Mattarella, fossero legate esclusivamente all’export di vini. Per fortuna la lingua italiana non è un’opinione ed è sufficiente una semplice “analisi del testo” per comprendere come le parole del Capo dello Stato, pronunciate al Vinitaly, fossero legate anche alla questione dei flussi migratori e al mantenimento di Schenghen. “Da prodotto antico a chiave di modernità, il vino italiano, col suo successo nell’export, conferma come il destino dell’Italia sia legato al superamento delle frontiere e non al loro ripristino“. Dunque l’export del vino conferma un destino più ampio relativo alla nazione, dove le frontiere sono un elemento da superare. Se Mattarella avesse detto “il futuro della produzione del vino è legato al superamento delle frontiere” sarebbe stato un altro paio di maniche.

Le parole dell’inquilino del Quirinale sono state subito commentate da Matteo Salvini, che è intervenuto con la consueta grazia, propria al suo stile di comunicazione: “È come dire avanti tutti, in Italia può entrare chiunque… Se lo ha detto da sobrio, un solo commento: complice e venduto“. Parole che hanno generato un’immediata levata di scudi in difesa di Mattarella, forse più per l’offesa di immaginare il Presidente ubriaco tra gli stand della fiera piuttosto che per il “complice e il venduto”. Immediatamente su Repubblica si è puntato ad enfatizzare il clamoroso epic fail di Salvini, visto che “il Presidente parlava di vino”. Anche loro avrebbero bisogno di una ripassata della lingua italiana. Ma tra i commenti più duri figura quello del presidente dei senatori Pd, Luigi Zanda, che definisce il leader del Carroccio “un eversore”. Puntuali come un orologio anche le parole dei presidenti di Senato e Camera, con Pietro Grasso a Salvini chiede di “imparare a rispettare la frontiera che separa la politica dall’insulto”, mentre la Boldrini definisce l’attacco di Salvini “scomposto e rozzo”, affrontando poi la questione degli immigrati, di Schengen, del campo di Idomeni etc. Almeno lei ha voluto rispondere nel merito e non buttandola su un’errore di comprensione farlocco come ha fatto Repubblica.

Alla lista delle dichiarazioni sdegnate va poi aggiunto un elenco lunghissimo di nomi, tra cui Colanninno, Sala, Serrachiani, Fassina, Scotto, D’Attorre solo per citarne alcuni. Anche dall’Ncd, la stampella del governo Renzi, arriva un rimbrotto rigonfio di amore e rispetto per le istituzioni, firmato da quel galantuomo, eterno esempio di coerenza politica , che risponde al nome di Fabrizio Cicchitto: “Salvini ci stupisce sempre di più per la sua ‘impeccabile’ cultura istituzionale. Le sue osservazioni al capo dello Stato sono ‘corrette’, segno di una ‘profonda cultura giuridica’ e di una ‘grande capacità di dialogo’. Evidentemente al peggio non c’è mai limite”. Tra la tagliente ironia di Cicchitto e lo sdegno generalizzato in difesa di Mattarella, restano piuttosto chiare, che che ne dicano i figliocci di Scalfari, le parole del nostro Presidente in favore del superamento delle frontiere e dei confini della nazione. Fino a qualche tempo fa questo si chiamava tradimento.

Davide Di Stefano

1 commento

  1. Sogno il giorno in cui metteremo questa gente alla sbarra, con le forche fuori del tribunale che oscillano al vento…