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Matteo Salvini e Flavio Tosi Roma, 6 mar – Sembrava avessero chiarito, invece Matteo Salvini e Flavio Tosi sono più che mai sul piede di guerra. La disputa, come noto, parte dalle regionali in Veneto per allargarsi a tutta la linea salviniana, messa in discussione dal sindaco di Verona.

Sul primo punto, tuttavia, il segretario del partito è fermo: “Per quel che riguarda il Veneto ho dato a tutti la possibilità di scegliere e ho lasciato tempo, anche troppo. La questione è chiusa, ora si parte con Zaia. Io ne ho abbastanza di beghe interne, di litigi senza senso. Ci pagano lo stipendio per occuparci di ospedali, scuole, imprese in crisi, studi di settore e legge Fornero, mica per litigare”.

A stretto giro arriva la risposta di Tosi a Radio24: “Se il Consiglio federale non torna indietro forse mi dimetto e ‘liberi tutti’. E allora potrei candidarmi a governatore. Io sono stato da sempre fin troppo leale e corretto, quindi ho sempre sostenuto la candidatura di Zaia. L’ho fatto anche lunedì scorso, salvo poi essere commissariato. Ora, se ci fosse una frattura ognuno poi deciderebbe liberamente. Ma se così fosse non avremmo certo provocato noi la situazione, noi abbiamo chiesto solo un diritto scritto nell’articolo 39 dello Statuto della Lega, cioè fare le liste. Se loro portano avanti questa frattura, allora ognuno può fare quel che vuole. Posso rimanere sindaco, ritirarmi in seminario o anche candidarmi a governatore. Con l’appoggio dell’Ncd? Anche da solo, con delle civiche, come ho fatto a Verona”.

Ma oltre alle prosaiche questioni di candidature, all’interno della Lega si sta consumando una rottura che mette in questione tutta la linea salviniana, che alcuni considerano ormai troppo poco leghista e troppo sbilanciata a destra. Intervenendo a un evento della Lega comasca a Novedrate, Salvini ha ribadito che che non c’è nessuna “deriva a destra” e che comunque convincerà gli scettici che c’è solo una “deriva positiva”.

La maggior parte dei militanti, del resto, non sembra turbata dai nuovi compagni di viaggio del partito: secondo un sondaggio di Ixé, fatto per Agorà (Raitre), il 53% degli iscritti alla Lega ha condiviso la scelta di Matteo Salvini di aprire la manifestazione di sabato scorso a Roma anche a Casapound. Non approva l’iniziativa il 35%, non si esprime il 12%.

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