Il Primato Nazionale mensile in edicola

Roma, 6 ott – La sentenza di un giudice va sempre rispettata. Almeno così ci hanno sempre ripetuto i paladini della sinistra. Ma che succede se una toga condanna uno dei tuoi eroi prediletti, poniamo un Mimmo Lucano? Ma è ovvio: si è trattato di un’ingiustizia. Uscendo dall’ambito delle ipotesi, arriviamo alla realtà. L’ex sindaco di Riace è stato effettivamente condannato a 13 e 2 mesi di carcere per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, abuso d’ufficio, truffa, falsità ideologica, turbativa d’asta, peculato e malversazione a danno dello Stato.



Cara Repubblica, ti scrivo

Insomma, ce n’è abbastanza per l’affossamento definitivo del cosiddetto «modello di Riace», fiore all’occhiello di una sinistra ferocemente immigrazionista. E proprio per difendere questo modello fallimentare, ecco che l’intellighenzia dei «più buoni» ha messo in moto il «soccorso rosso». Il solito mucchio selvaggio dei vip sinistrorsi, infatti, ha pubblicato su Repubblica un accorato appello per aiutare il povero Mimmo Lucano. L’appello è stato indirizzato più in particolare a Francesco Merlo, che per Repubblica cura la rubrica delle lettere: «Caro Merlo, come tanti siamo rimasti sorpresi e addolorati per la condanna subita dall’ex sindaco di Riace, Mimmo Lucano: 13 anni e 2 mesi di detenzione e una sanzione pecuniaria, per lui e per gli altri 22 imputati, di oltre 750mila euro».

I firmatari dell’appello

In effetti, 750mila euro sono una discreta somma che, a quanto pare, Mimmo Lucano non è in grado di pagare. Per questo motivo è necessario il soccorso rosso, che sulle pagine di Repubblica ha fatto partire una raccolta fondi per sostenere economicamente il compagno Lucano. Tra i firmatari dell’appello, figurano anche Michela Murgia, Sandro Veronesi, Gad Lerner, Luciana Littizzetto, Vinicio Capossela, Kasia Smutniak, Paolo Virzì, Alessandro Gassmann, Ferzan Ozpetek, Guido Maria Brera, Pierfrancesco Favino, Giovanni Veronesi, Massimo Cacciari, Erri De Luca, Moni Ovadia e Ascanio Celestini.

Aiutare Mimmo Lucano o salvare il «modello Riace»?

Ma i firmatari hanno davvero a cuore il povero Mimmo Lucano con le tasche bucate? Da questo passaggio dell’appello si direbbe di no: i vip della sinistra chic, infatti, si dicono «in attesa del processo di Appello che, ci auguriamo, saprà restituire equilibrio e misura all’esercizio della giustizia nei confronti del “modello Riace”». La posta in palio non sembrerebbe tanto Lucano, quindi, quanto piuttosto il (fu) «modello Riace». Del resto, gli agenti del soccorso rosso ritengono che, «quali che siano le imperizie amministrative di Lucano, un abuso di umanità non meriti una simile pena». Anche giudici, adesso.  

Elena Sempione



La tua mail per essere sempre aggiornato

3 Commenti

  1. Ma cosa c’è di meglio che un bel digiuno? Se mancano i soldi per mangiare le soluzioni ci sono: digiunare, specie se siamo ancora un pò grassottelli; oppure commettere qualche bel reato e farsi mandare in galera. Lì si mangia gratis ma non è poi così così facile farsi mettere in galera. Se sei marocchino, libico, tunisino, africano in genere, e comunque clandestino non troverai mai un giudice che ti ci manda; se sei Italiano, anche se sei condannato ad oltre dieci anni devi aspettare il terzo grado di giudizio e quindi per mangiare a sbafo devi aspettare altri dieci anni. Che Italia !!! Almeno, se si potesse cominciare a scontare la pena in anticipo ….

Commenta