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Roma, 30 set – Sulla questione europea, lo sappiamo, Giorgia Meloni non è mai stata troppo battagliera. Più che «sovranista», infatti, la leader di Fratelli d’Italia è piuttosto un’«alter-europeista». Questa Europa non va bene? Allora la cambieremo da dentro. Mediaticamente il messaggio può anche funzionare, ma a livello concreto è una strategia, di fatto, impraticabile. Per cambiare veramente l’Unione europea nel senso da lei auspicato, servirebbe una profonda revisione dei trattati, per cui occorre però l’unanimità degli Stati membri. Si tratta, cioè, di fantapolitica.

L’Europa confederale della Meloni

Eppure si dirà che la Meloni, fresca dell’investitura a capo dei Conservatori e riformisti europei (Ecr), bada soprattutto alla comunicazione e alla ricerca del consenso. Sì, ma quale comunicazione? Leggiamo allora l’intervista rilasciata dalla leader di Fdi alla Stampa: «Io rappresento la terza via blairiana di destra, sto in Europa con i partiti che condividono un modello confederale, con nazioni che collaborano ma restano sovrane in casa propria». Di qui la stoccata a Salvini: «I Conservatori non si limitano alla critica ma propongono un’idea alternativa di Europa, nel solco di un pensiero presente sin dall’inizio del processo d’integrazione europea».

Carote, vongole e… Tony Blair

Ora – tralasciando il fatto che, nella tradizione politica da cui lei stessa proviene, «terza via» ha sempre voluto dire tutt’altra (e più nobile) cosa del modello abortito di Tony Blair e Bill Clinton – è chiaro che la nuova Meloni in salsa spinelliana vuole restare in Europa, però in un’«Europa confederale». Che significa? «Oggi – ha spiegato – l’Ue non ha una politica estera ma si occupa di carote e vongole, ecco, vorrei l’opposto: di queste cose si occupino gli Stati, mentre l’Europa dovrebbe pensare alle grandi materie di interesse comune».

L’establishment ringrazia e applaude

Il passaggio, si badi, è fondamentale. L’Unione europea deve occuparsi di politica estera e grandi temi, cioè tutti quelli che contraddistinguono uno Stato sovrano. E di che cosa si dovrebbero occupare le «nazioni che restano sovrane in casa propria»? Di vongole e carote. Ecco: l’Europa meloniana che emerge dalle pagine della Stampa è un’Europa che decide di alleanze geopolitiche e politiche macroeconomiche, mentre il Parlamento italiano dovrebbe limitarsi a discettare di pomodori e cavolfiori. D’altra parte, la Meloni ha confidato al quotidiano torinese che, una volta nominata presidente dell’Ecr, «mi ha telefonato Paolo Gentiloni, mi ha fatto piacere, un augurio di buon lavoro tra italiani sia pur con posizioni differenti. Ho ricevuto anche un’accoglienza calorosa a Montecitorio». Paolo Gentiloni si congratula, Montecitorio applaude. Non bastano come campanelli d’allarme?

Valerio Benedetti

3 Commenti

  1. Chi dà veramente fastidio al mainstream conformista è Matteo Salvini, attaccato da Sinistra, Globalisti, Vaticano, Magistratura comunista (e perfino sottilmente osteggiato come leader dai cosiddetti alleati di cdx). La Meloni viene così ufficialmente”adottata” dal Sistema Mondialista quale “opposizione di comodo”, ella pare non accorgersene e potrebbe ottenere l’effetto controproducente di dividere la Destra che aspira a governare l’Italia, anziché adoperarsi per rafforzarla. Brutto segno.

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