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«Quanta presunzione, quanta arroganza, nell’autodefinirsi minoranza eletta, moralmente superiore, l’unica a detenere valori degni di questo nome. È una sinistra pigra e autoreferenziale, che non ha nessuna aspirazione a tornare maggioranza, quella che passa il tempo a lanciare scomuniche, a levare alte grida d’allarme contro la deriva autoritaria». Questa stoccata non proviene da un sovranista o da un pericoloso neofascista, ma dal giornalista e scrittore Federico Rampini, già vicedirettore del Sole 24 Ore e dal 1997 corrispondente estero per Repubblica. Con il suo ultimo libro, La notte della sinistra edito da Mondadori, Rampini è tornato a strigliare con veemenza e rara lucidità i compagni progressisti, mostrando loro gli errori accumulati negli anni che hanno portato a una spaccatura tra la sinistra, sempre più radical chic e scollata dalla realtà, e la popolazione.



Questo articolo è stato pubblicato sul Primato Nazionale di luglio 2019

Quella sinistra che odia il popolo

Ci voleva un giornalista e intellettuale della gauche per sbattere in faccia ai colleghi le mancanze e gli errori che hanno gettato le masse tra le braccia del populismo: lo sposalizio con i parametri della Troika, con i diktat delle tecnocrazie, con il mantra del «progresso» della Silicon Valley, con lo spauracchio del fascismo; e l’aver privilegiato gli immigrati rispetto ai poveri, guardando con «disgusto quei bifolchi delle periferie che osano dubitare dei benefici del globalismo». Che l’analisi spietata di Rampini nella Notte della sinistra sia corretta lo dimostrano alcuni recenti esempi. Partiamo con il tweet di Gad Lerner che, a margine delle elezioni europee, ha bollato come «classi subalterne» coloro che avevano votato la Lega. Con l’aggettivo «subalterne», Lerner mostra come la sinistra non riesca più a nascondere il proprio disprezzo per la popolazione.

Non meno significative le esternazioni di quei politici che, increduli dinanzi ai consensi crescenti delle destre, chiedono di introdurre un «patentino» per votare. Il Washington Post ha ospitato la provocazione di David Harsanyi, condirettore della rivista online The Federalist. In questo contributo Harsanyi invita a introdurre un «test per gli elettori»: «Se non avete idea di cosa stia succedendo, anche sottrarre noialtri alla vostra ignoranza è un dovere civico. Purtroppo non ci possiamo fidare di voi e il voto è un rito consacrato della democrazia, come spesso sostengono i progressisti, è giusto che la società abbia delle pretese minime su chi vi partecipa. […] Introduciamo un test per gli elettori: l’esame di educazione civica usato per ottenere la cittadinanza andrebbe benissimo». Detto fuori dai denti, si vuole negare agli ignoranti e ai poveri – cioè coloro che, secondo le élite, votano partiti di destra – il diritto (e il dovere) di voto. Tali esternazioni pubbliche, che rendono sempre più palese l’odio dell’oligarchia per le masse popolari, non fanno che amplificare la frattura in corso tra la sinistra e il suo ex elettorato.

Guarda anche: Caso Fedez, Rampini: «Sinistra è partito delle star milionarie, non è più credibile» (Video)

Democrazia e propaganda

Detto ciò, è da ricordare che da sempre, in democrazia, la maggior parte dei governanti vede il popolo come un «soggetto minorenne» che va educato, accompagnato, indirizzato, controllato, addirittura manipolato. Da qui l’arroganza nel giudicarlo inadeguato e ignorante. Lo spiegava già nel lontano 1928 Edward Bernays, padre delle relazioni pubbliche, nel suo saggio Propaganda. Nell’incipit del libro scriveva che nella società democratica le opinioni, le abitudini e le scelte delle masse vengono indirizzate da un «potere invisibile che dirige veramente il Paese». Secondo Bernays la propaganda è fondamentale per «dare forma al caos». Le tecniche usate dal potere per plasmare l’opinione pubblica sono state inventate e sviluppate negli anni «via via che la società diventava più complessa e l’esigenza di un governo invisibile si rivelava sempre più necessaria». Nessun regime può infatti sostenersi senza la propaganda, così come, paradossalmente, le democrazie occidentali fanno ricorso proprio alla manipolazione capillare dell’opinione pubblica.

Per orientare le masse, il potere arriva anche a mentire e a nascondere la verità. La segretezza diventa pertanto necessaria per poter agire indisturbati, per evitare proteste, contestazioni, dissenso. Così, cenacoli come il Club Bilderberg – la cui riunione annuale si è tenuta a Montreux tra il 30 maggio e il 2 giugno – o la Commissione Trilaterale, fino a qualche anno fa argomento tabù della controinformazione, organizzano meeting annuali a porte chiuse, anzi blindate, a cui vengono invitati presidenti, primi ministri, banchieri internazionali, economisti di punta, editori e giornalisti delle maggiori testate internazionali, segretari di Stato, rappresentanti della Banca mondiale e del Fondo monetario internazionale: durante questi incontri viene fatto il punto della situazione politica, economica e militare.

La lunga notte della sinistra

Per quanto questi gruppi non siano certo segreti, essi si riuniscono però a porte chiuse «per fare il bene di tutti noi», ossia per dettare le linee guida del pensiero mondialista i cui alfieri, nonostante la crisi globale delle sinistre, scelgono di arroccarsi in cenacoli o salotti buoni per difendersi dalle «classi subalterne». Perché quando la propaganda non basta più, il potere corre ai ripari, escogitando anche «patentini per votare», senza rendersi conto che, così facendo, la popolazione viene spinta nella direzione opposta a quella desiderata. In questo modo, citando ancora Rampini, «la notte della sinistra rischia di non vedere più l’aurora».

Enrica Perucchietti

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4 Commenti

  1. E diciamo apertamente che Marx e Gramsci non sono il Male ! Conoscerli meglio può,anzi,darci strumenti in più per combattere la deriva mondialista e i suoi scherani, figli degeneri della vecchia sinistra(socialista e comunista),con la quale hanno reciso qualsiasi legame(tranne una sovrastruttura cartonata fatta di bandiere rosse e bellacià per attirare i gonzi).
    Fedez ,Ferragni,Littizzetto(e compagnia berciante) in Italia, sono il corrispettivo degli attoruncoli di Hollywood o di Madonna che sostengono I liberals In America. Purtroppo,però,nonostante rappresentino il nulla pneumatico(a livello di contenuti),sono soggetti in grado di spostare voti di masse di persone. Non va sottovalutata la capacità dei globalisti(mutuata dalla vecchia sinistra) di creare una narrazione dominante alla quale poi,per puro spirito conformista,si adeguano tutti i vip dello spettacolo e della “cultura”,nutrendola ancor di più .

  2. Questo spunto mi ricorda tanto il testo “Psicologia delle Folle” di G.Le Bon. Tutto torna…., quando il popolo è trattato e/o si lascia trattare come folla! Continuerei anche da qui la seria analisi.

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