Roma, 29 set – Se la sinistra istituzionale è uscita pesantemente sconfitta dalle elezioni politiche – scomparsa, per dirla con il compagno in Lacoste Fausto Bertinotti – il sottobosco informe dell’antifascismo militante è pronto a scatenarsi contro il governo di centrodestra. Contestare, criticare, opporsi, è pur sempre legittimo. Il problema è che certi ambienti che compongono quel magma informe che va dai centri sociali ai movimenti rossi extraparlamentari, potrebbe alzare l’asticella dello scontro.

Un pericolo evidenziato anche dall’antiterrorismo: “Il livello della minaccia al momento non è ancora alto – riferiscono fonti di intelligence citate da Il Tempo – ma monitoriamo con estrema attenzione”. Nell’ultima Relazione presentata al Parlamento, i servizi fanno presente che “il movimento antagonista, pur mantenendo una presenza in parte marginale nelle proteste di piazza contro le misure governative di contenimento dei contagi (da coronavirus, ndr), in continua ricerca di spunti aggregativi non ha mancato di considerare come la sensibile congiuntura abbia aperto favorevoli spazi di ‘ricomposizione politica’ alle eterogenee e tradizionalmente frammentate componenti del dissenso”.

Perché rischiamo una stagione di violenza rossa

Niente di nuovo sotto il sole, perché ogni volta che la sinistra rimedia una batosta elettorale, la costellazione delle stelle rosse è pronta ad approfittarsene per scendere in piazza e urlare contro il fascismo, il sessismo, il razzismo e tutto ciò che non sussiste, ma si pretende imperante. Dunque non resta che l’antifascismo stradaiolo come unico collante, reale generatore di bile e livore minaccioso. Un rischio effettivo perché considerato da lor signori l’unica arma possibile per farsi notare. Un copione già scritto, già visto, già messo in atto. Ha poco a che fare con le sparate di qualche radical chic al caviale o con le ridicole chiamate alla resistenza di cantanti come la Michielin. Quelle generano semplicemente ilarità e tutto sommato rinvigoriscono gli elettori di destra, della serie: “Ecco perché la sinistra perde, sono questi personaggi ad affossarla con le loro uscite”.

Lo scenario di cui parliamo è invece ben più minaccioso, perché non contempla affatto il consenso elettorale. Anche questo è per certi versi un déjà vu, ma è legato all’odio cieco di chi non riesce ad accettare le idee altrui, pretendendo così di stroncarle con qualsiasi mezzo possibile, costi quel che costi. La vittoria della Meloni, a certi soggetti, non provoca soltanto l’orticaria, ne scatena la follia. Occhio allora, perché ci aspetta un autunno caldo pullulante di pagliacci e pericolosi assaltatori.

Eugenio Palazzini

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