salvini berlusconiRoma, 5 nov – La telenovela sulla presenza di Silvio Berlusconi alla manifestazione bolognese della Lega è un piccolo caso emblematico di quali siano i vicoli ciechi in cui si caccia chi, in politica, non persegue il proprio obbiettivo con la giusta determinazione e chiarezza di vedute.

Come Salvini si sia fatto incastrare, passando dalla posizione di chi snobba a quella di chi è snobbato è davvero un mistero. Cerchiamo di risolverlo, allora.

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Dunque, la Lega lancia la sua manifestazione anti-Renzi, che nelle intenzioni doveva essere un grande evento di popolo in grado di consacrare Salvini come l’antagonista naturale al premier tramite investitura popolare. A Bologna, infatti, dovevano ritrovarsi le categorie, i professionisti, la società civile, i comitati. Doveva essere una piazza ecumenica, slegata da politicismi e partitismi. Neanche i simboli della Lega erano stati ammessi, a voler sottolineare l’investitura di Salvini a leader non di un partito, ma di una grossa fetta della società italiana, peraltro non necessariamente coincidente con l’elettorato classico del centrodestra (dove sono finite le velleità “sociali” del primo salvinismo, come i tentativi di dialogo con Landini etc?).

Si trattava, insomma, di tracciare un percorso, a cui poi si sarebbero necessariamente aggregati altri partiti, ma avendo ben chiare le regole di ingaggio. A sottolineare la natura innovativa dell’evento arrivava una conferma indiretta: Forza Italia, nello stesso giorno, indiceva i suoi “stati generali” in Toscana, alla presenza del supremo leader.

Bene: Salvini parla al popolo e Berlusconi a una kermesse patinata di partito in cui si dicono le stesse cose di sempre. Nuovo contro vecchio, movimento contro partito, opposizione dura contro tatticismi ambigui.

A questo punto, però, nella Lega comincia a serpeggiare la paura che camminare da soli, senza il “padre nobile” che ti prende per le manine, possa essere rischioso. L’eclisse di Berlusconi lascia spazio all’horror vacui. Questo per tenersi su una spiegazione psicologica e facendo finta di non sapere che troppi, nel Carroccio, vedono la svolta salviniana come fumo negli occhi, facendo di tutto per sabotarla.

Si comincia quindi a corteggiare Berlusconi. Che non doveva venire, poi forse sì, poi si annuncia che parlerà dal palco poco prima di Salvini. E a questo punto c’è il colpo di genio del Cavaliere. Che forse non va. Forza Italia fa sapere, anzi, che ci sarà “con una delegazione istituzionale”. Quindi non solo un movimento finito è riuscito a farsi pregare, ma ora umilia i leghisti annunciando che manderà qualche mezza figura. Forse.

Nel giro di pochi giorni, le posizioni di forza si sono completamente ribaltate. Non c’è più il vecchio leader in decadenza che ammira e un po’ invidia il giovane rampante che fa furore, ora c’è la Lega che attende un cenno misericordioso del capo (non il suo, quello del centrodestra). Una Caporetto politica e comunicativa.

Tant’è che ai leghisti tocca ora sorbirsi anche esponenti del proprio partito che affermano: “Se Berlusconi vuole essere alternativo a Renzi insieme a noi, sullo stesso livello, senza nessuno che voglia fare il leader, quella di Bologna sarà una piazza ideale”.

Non solo ci si trova nella posizione di attendere le decisioni altrui anziché imporre le proprie, ma addirittura per mettere a proprio agio Berlusconi si specifica che Salvini non è il leader del centrodestra e che quindi l’ex Cav parteciperebbe da pari grado rispetto a chi la manifestazione l’ha organizzata e ha riempito la piazza.

Avete letto: cronaca di un suicidio politico.

Giuliano Lebelli

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Commenti

commenti

1 commento

  1. Che avevo detto! Can che abbaia non morde.
    Salvini è subito corso da Papi Berlusca, per non perdere i voti dei “moderati” (ovvero i quaquaràqà senza palle, che con sprezzo del ridicolo, ancora credono al libero mercato, alla democrazia parlamentare, per non turbare la loro quiete) ma soprattutto per non mettere a rischio le spartizioni di potere, affari, clientele!.
    Grazie a loro ci aspetta vent’anni di governo dell’ebetino di Renzi e delle zoccole attorno a lui.

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