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HillaryRoma, 9 nov – I giornalisti lo sapevano. Avevano capito tutto, loro. La vittoria di Hillary era praticamente scontata. Lo dicevano i sondaggi. Lo diceva il loro fiuto infallibile. E infatti… Andarsi a rileggere oggi gli articoli di quelli che sulla Clinton avevano scommesso anche la casa fa decisamente ridere e la dice lunga sull’incapacità di certi analisti di cogliere la realtà. Il primo premio lo vince senza dubbio Sciltian Gastaldi (Sciltian?), che sul sito del Fatto quotidiano aveva gongolato troppo presto, alla faccia di tutti quei trogloditi che sarebbero sicuramente stati umiliati dalla Clinton. Aveva iniziato dandosi un tono assolutamente non provinciale: “Sono rimasto un po’ sorpreso dal grado di allarmismo notato su diverse testate italiane in questi ultimi giorni prima del voto per le elezioni presidenziali statunitensi. Soprattutto paragonandolo alla relativa tranquillità dei principali centri di previsione Usa, che danno tutti Hillary Clinton favorita, dal 99% del Princeton Election Consortium, al 71% del blog FiveThirtyEight, passando per l’84% del New York Times”.

Maledetti italiani, che figura ci fanno fare con i centri di previsione Usa. Ma Sciltian era talmente sicuro da darsi all’ironia: “Da quando Donald Trump è riuscito a imporsi nella nomination del Partito Repubblicano, ho pensato che i democratici avrebbero potuto candidare anche Pongo, il famoso cane dalmata protagonista de La carica dei 101, e sarebbero tornati alla Casa Bianca”. Già. E anche se alle porte bussava “l’ondata di analfabeti funzionali e di ignoranti che si sentono particolarmente fieri del loro status di allergici alla verifica e all’approfondimento”, è chiaro che “alla fine dei giochi, c’è che per vincere le elezioni ti devi far votare da un sacco di gente diversa. Non bastano gli ignoranti, gli integralisti del Winchester o della Bibbia e gli uomini bianchi disoccupati. Occorre far breccia anche nel resto del mondo, quello che magari in casa tiene qualche libro in più delle Sacre Scritture”. Insomma, la vittoria di Hillary era certa. Sciltian la dava a quota 300 grandi elettori. “Se poi dovessi sbagliarmi, mi sbrigo a cambiare nome e identità”, aveva aggiunto. Il che, chiamandosi Sciltian, potrebbe comunque essere un vantaggio anche per lui.

Più prudente era stato Gad Lerner sul suo blog: “Esiste la possibilità che vinca Donald Trump? Sì, ma è statisticamente molto remota”. Insomma, “Trump diventerà presidente solo se ci sarà il più macroscopico errore della storia dei sondaggi degli ultimi anni. Tutto può succedere nella vita, ma la sorpresa Trump non sembra proprio più possibile ormai”. Le ultime parole famose.

Anche Guido Mariani, su Lettera 43, era sicuro del fatto suo: “Casa bianca, la partita è chiusa. Hillary Clinton si appresta a diventare il primo presidente donna nella storia degli Stati Uniti d’America”. Le ragioni di tanta sicumera? Quelle idiozie che piacciono tanto agli esperti, tipo l’esito dei dibattiti televisivi, oppure il fatto che “Trump infine è rimasto solo anche nel mondo dei media. I canali televisivi all-news ormai sono all’attacco”. Peccato che fuori dallo schermi ci sia tutto un mondo. Anche Andrea Mollica, su Giornalettismo, non lasciava spazio a dubbi: “Hillary Clinton sarà il quarantacinquesimo presidente della storia della Stati Uniti. Per la prima volta una donna assumerà l’incarico di guidare il più importante Paese del mondo. L’economia più grande, l’esercito più forte a livello globale saranno guidati da una donna, arrivata all’incarico di capo di stato e di governo dopo una lunga e prestigiosa carriera nelle istituzioni”. Si è visto.

Matteo Bordone, dal canto suo, si è lasciato andare su Internazionale a un interminabile articolessa sui meccanismi mediatici generati dalla campagna elettorale, in cui comunque ha lasciato ai posteri queste perle di saggezza: “Sappiamo che Hillary Clinton è in vantaggio da prima che Trump sbagliasse tutto con la determinazione dei campioni. Già da questa estate, prima della dissociazione generalizzata di queste ultime settimane, esiste il tema dei candidati repubblicani che preferiscono non legarsi troppo a Trump per non trascinare giù il loro partito al congresso, che per la totalità della camera e un terzo del senato verrà eletto l’8 novembre insieme al presidente. Per di più è abbastanza chiaro che le elezioni si vincono al centro, e tutti sanno che Trump non è un candidato che piace al centro, anche se i suoi sostenitori sono così pittoreschi da sembrare numerosi”. Insomma, “questa volta non c’è partita”, era ovvio che avremmo assistito alla “disfatta di un partito e del suo improponibile candidato mostro, contro la prima donna a governare un paese di 325 milioni di persone”. I candidati mostri, però, a volte vincono. I giornalisti mostri, invece, stanno sempre lì a non azzeccarne una.

Giorgio Nigra

3 Commenti

  1. I media sono “drogati” serv8 dei gruppi di potere finanziario, i loro sondaggi si basavano su minoranze che per quanto grandi o forti, minoranza restano. Sto guardando Skypd 24 ed ancora ci sono i superiori di sinistra i quali affermano che chi ha votato Trump è poco più di un troglodita. In ultimo la Clinton doveva parlare stanotte poi alle 15.30 poi alle 16.30 forse hanno perso la siringa di Valium. Spero sia il viatico per un risveglio identitario anche da noi.

  2. Ciaooneeee Hillary! Doveva parlare stanotte poi alle 15.30 poi alle 16.30 ed ancora non si vede. Che abbiano perso la siringa col Valium? Spero che da ora in poi sondaggisti i media le star ed i giornali, buoni solo per accendere la stufa, e soprattutto certi politici dem abbiano più umiltà e non parlino più di chi fa politica identitaria come dei trogloditi analfabeti. Buona fortuna Mr. President.

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