Roma, 7 giu — La consultazione referendaria del prossimo 12 giugno giunge in un momento estremamente delicato per l’ordinamento italiano e anche per questo mette a nudo impietosamente le conseguenze dell’incuria legislativa degli ultimi decenni, nei quali si sono avvicendati interventi normativi di compromesso, incompleti e spesso inadatti a fronteggiare le sfide che la costante metamorfosi della società pone in ogni ramo del diritto: dunque, i cinque quesiti del referendum sui quali sono chiamati a pronunciarsi gli italiani – ma in ottica più ampia anche quelli che la Corte costituzionale ha espunto dal catalogo – dimostrano come su aspetti cruciali – e anche tragici se pensiamo all’eutanasia – il Parlamento, nonostante le sollecitazioni e l’urgenza di provvedere, non sia stato in grado di svolgere il suo compito. 

Referendum del 12 giugno: un’occasione irripetibile

Da questo punto di vista, il referendum diventa un’occasione irripetibile per il corpo elettorale, che può prendere una posizione netta e indicare una direzione precisa su tre tematiche – la riforma della magistratura, le conseguenze di una condanna sulla carriera politica e l’applicazione di misure cautelari – fondamentali per la vita nazionale. Del resto, le vicende più o meno recenti dimostrano come non possa più essere rinviato un energico intervento di riforma della disciplina della magistratura che depuri l’istituzione dalle intossicazioni correntizie ed impedisca strumentalizzazioni del sistema giudiziario, anche per evitare che le ignobili trame di pochi delegittimino il lavoro dei più.

Allo stesso modo, le tensioni che caratterizzano la materia delle misure cautelari nel processo penale esigono una profonda riflessione sull’assetto attuale, per individuare il punto di equilibrio nel quale la compressione della libertà personale è coerente con i principi costituzionali. E, in ultimo, pure il controverso rapporto tra condanne penali e carriera politica deve essere rimeditato, poiché l’introduzione di meccanismi – anche severi – che impediscano a corrotti e delinquenti vari di infestare le competizioni politiche non si può reggere su automatismi draconiani o su duplicazioni di istituti già esistenti. È una dimensione nella quale l’antidoto al giustizialismo e il freno a derive forcaiole è rappresentato dal recupero del significato autentico della sanzione penale accessoria, che accompagna quella principale inibendo al condannato l’esercizio dei pubblici uffici.

Sì: una volontà di rinnovamento

Nel quadro appena tratteggiato, si può dire che il sì sintetizza una precisa volontà di rinnovamento. La sua vittoria, in altre parole, costituirebbe un taglio netto con il passato e una secca messa in mora per il legislatore. Il problema, però, è che la realtà e il contesto nel quale si collocano i quesiti sono ben più complessi e fanno sorgere molte incognite.

Le incognite

Il quorum probabilmente è quella di più stringente e immediata attualità: se non fosse raggiunta la soglia minima, l’esito non avrebbe più autorevolezza di un semplice suggerimento. Urne deserte consentirebbero insomma al legislatore di persistere nel proprio disinteresse o di ripiegare su un progetto di riforma – quello condotto dal Ministro Cartabia – i cui contenuti sono però differenti. Non si può poi sottovalutare l’impatto del risultato sull’impianto normativo vigente. Le ripercussioni della consultazione e l’eventuale vittoria del sì, infatti, richiederebbero cure molto approfondite affinchè l’assetto che ne verrà fuori si innesti armonicamente nel sistema.

Insomma, il referendum è un passaggio importante nella vita istituzionale, che non merita di essere disertato, nella consapevolezza, tuttavia, che non risolverà i problemi del nostro ordinamento, per i quali è necessario un recupero del significato più profondo della legge e del suo ruolo rispetto alle dinamiche sociali.

Asgar

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3 Commenti

  1. Voterò no ai primi due quesiti.
    NO all’abrogazione della Severino; mai corrotti e mafiosi in parlamento.
    NO alla cancellazione della carcerazione preventiva; perché dovrei votare a favore del libera tutti? Spacciatori, ladri, truffatori, stalker, strozzini, estorsori, devono stare in galera, non al bar a prendere il caffè come se niente fosse.

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