Il Primato Nazionale mensile in edicola

Roma, 19 nov – Le Regioni tornano all’attacco per provare a cambiare colore (quello sul rischio da coronavirus – giallo, arancione e rosso) più rapidamente in caso di miglioramento dei dati sull’epidemia e ottenere quindi allentamenti sulle restrizioni. Oggi il vertice con il governo dopo che il ministro per gli Affari regionali Francesco Boccia aveva inizialmente respinto la richiesta di un incontro urgente per modificare i parametri di classificazione delle zone di rischio. “I parametri non si toccano e non vanno politicizzati”, aveva risposto l’esponente dem a chi è in zona arancione o rossa, convocando poi una videoconferenza per oggi alle 16. All’incontro, oltre a Boccia e ai rappresentanti della Conferenza delle Regioni, saranno presenti anche il ministro della Salute Roberto Speranza, e il presidente dell’Istituto superiore di sanità Silvio Brusaferro.

Le richieste dei governatori

Si riparte dalle richieste dei governatori. “Al momento non abbiamo avuto risposta dal governo sulla riduzione dei 21 parametri a 5“, ha detto ieri il presidente del Veneto, Luca Zaia. Ecco perché, in vista del vertice con il governo, oggi alle 10 si riunirà in streaming la Conferenza delle Regioni. “Quello che le Regioni chiedono è di creare un meccanismo che sia più facilmente comprensibile anche dall’opinione pubblica, ancorato a valutazioni scientifiche e mediche ma nello stesso tempo più chiaro nella percezione delle persone”, ha fatto presente il presidente del Piemonte, Alberto Cirio, spiegando che “le Regioni insieme chiedono di semplificare il calcolo dei 21 parametri in modo che sia più chiaro nel rapporto Regioni-Stato”. “Chiediamo una semplificazione anche per permetterci di monitorare autonomamente i dati. Vorremmo pochi parametri realmente indicativi“, ha sottolineato il governatore del Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga. Soprattutto quello che chiedono le Regioni è che la classificazione in zona gialla, arancione o rossa rispecchi il quadro reale, aggiornato di contagi e ricoveri e che sia possibile cambiare colore più rapidamente – attualmente ci vogliono due settimane – in caso di evidenti, conclamati miglioramenti sul fronte dell’epidemia di coronavirus.

Speranza e Conte difendono i criteri di classificazione

Dal canto suo, Speranza ha ribadito che la “curva non è piegabile senza sacrifici“, intervenendo ieri online all’Assemblea Anci 2020. Il ministro è conscio degli sforzi che vengono chiesti alle persone “e alle realtà territoriali”, ma tant’è. Pure il premier Giuseppe Conte ha ricordato che la divisione delle regioni in rosse, arancioni e gialle “ci permette di introdurre misure restrittive limitate nel tempo quanto più possibile e ben dosate“. Certo, come ha precisato ieri Boccia, “aprire tutto non è contemplato, ci porterebbe al primo gennaio 2020 e non ci possiamo arrivare fino a quando non abbiamo la certezza che ne siamo fuori”. “Riduciamo il contagio e i luoghi del contagio e poi valuteremo le diverse condizioni territoriali“, ha spiegato sempre il ministro per gli Affari regionali.

Regioni in ordine sparso: ora pure la Puglia chiede zone rosse “su misura”

Il nodo resta comunque quello dei parametri. In tal senso arriva una seppur minima apertura sul fronte della cabina di regia. “Se in quella sede – ha fatto presente Boccia – dovesse venir fuori una valutazione scientifica che può consentire a un parametro di essere ponderato meglio o in maniera diversa, chiaramente la cabina di regia può dare un contributo“. Certo è che si procede in ordine sparso. Dopo il caso dell’Abruzzo, che da ieri è entrato autonomamente in zona rossa, anche il presidente della Puglia (zona arancione), Michele Emiliano, ha inviato una lettera al ministro Speranza per chiedere “l’adozione di un provvedimento che inserisca esclusivamente i territori delle province di Foggia e di Bat (provincia di Barletta Andria Trani, ndr) nella cosiddetta zona rossa, in quanto caratterizzati da uno scenario di massima gravità e da un livello di rischio alto“. Anche per il governatore lombardo, Attilio Fontana, “è meglio un po’ di cautela all’inizio che dover poi rincorrere una ripartenza della corsa del virus. Meglio un po’ di cautela iniziale e cercare di metterci in sicurezza. Anche perché dobbiamo fare il Natale e dobbiamo farlo con una certa libertà. Noi abbiamo già iniziato una fase di leggero ma significativo miglioramento. Il nostro Rt è sceso in maniera sostanziale, tanto che in base ai numeri noi rientreremmo oggi in una zona arancione”. Tuttavia, ha aggiunto Fontana, la Lombardia resterà rossa fino allo scadere dei termini previsti dall’ordinanza di Speranza. Avere un Natale “il più normale possibile” è anche l’obiettivo del presidente della Liguria, Giovanni Toti.

In sostanza, le Regioni sono in pressing sul governo per cercare di anticipare la data di revisione delle zone di rischio, fissata al 27 novembre. Questo perché in caso di dati in miglioramento per due settimane, prima di cambiare in meglio il colore il sistema a fasce prevede altri 7 giorni di verifica degli stessi numeri.

Adolfo Spezzaferro

La tua mail per essere sempre aggiornato

Commenta