Roma, 30 mag – Un piano che prevedeva quattro punti e una figuraccia evitata. Matteo Salvini, salvo clamorosi colpi di scena, a questo punto rinuncerà al viaggio a Mosca. Ufficialmente nessun partito ha apprezzato l’idea del leader leghista, fortemente criticato per la sua iniziativa di recarsi in Russia in questa fase particolarmente delicata per quanto riguarda le relazioni diplomatiche. “Stasera sono a Roma, poi valuterò, viste le reazioni isteriche soprattutto della sinistra: avere insulti, minacce e attacchi per una missione di pace fa riflettere”, ha detto ieri Salvini a Parma. Ma “se devo creare divisioni sto con i miei figli”. Per poi accusare un po’ tutti di averlo sostanzialmente “sabotato”, compresa la Meloni: “Non essendo un viaggio di piacere, ma un viaggio in una zona di guerra, se si aggiunge il coro di sottofondo di Letta, Meloni, Renzi, Calenda e degli intellettuali radical chic che preferiscono le armi e il conflitto, vediamo se ci sono le condizioni: per la pace sono disposto a tutto, a incontrare tutti”.

Perché Salvini non andrà in Russia

In realtà anche nella Lega non tutti hanno apprezzato l’idea del viaggio a Mosca, a partire dall’amico-rivale Giorgetti. Una mossa che insomma rischiava di rivelarsi fallace e comunque poco credibile anche per i russi, se non altro perché Salvini non verrebbe considerato in alcun modo “portavoce” della linea italiana sul conflitto in Ucraina. La pietra tombale sulla ventilata missione del leader leghista, l’ha però messa oggi il suo consigliere diplomatico, il sinora semisconosciuto Antonio Capuano, che ha pure illustrato i quattro punti del piano.

Intervistato da Repubblica, l’ex parlamentare di Forza Italia, ha detto che il “viaggio era ben organizzato” e “avremmo dovuto presentare un piano di pace in quattro punti, individuando una sede neutrale per le trattative”. Secondo Capuano l’intenzione era quella di chiedere a Putin un “cessate il fuoco” in Ucraina. Sai che novità. E “l’idea era quella di avvertire il governo qualche ora prima di partire, per far sì che non si bruciasse la trattativa. Ma se Draghi avesse opposto il suo niet, state certi che non saremmo partiti”. Avvertire il primo ministro poche ore prima della partenza non era proprio un’idea geniale per ricevere il via libera, ma tant’è. Vediamo cosa avrebbe proposto Salvini, stando a quanto rivelato dal suo nuovo consigliere.

Salvini a Mosca: i quattro punti del piano (già bruciato)

Primo punto: individuazione di una sede neutrale in cui aprire i negoziati. “Abbiamo due ipotesi, entrambe sondate”.

Secondo punto: nomina di tre garanti, ovvero “i vertici istituzionali di Italia, Francia e Germania, più un garante morale”. Chi? Il Papa?

Terzo punto: tavolo di pace ma solo “dopo il cessate il fuoco”. E prima d tutto, “in cima dell’ordine del giorno del negoziato prevediamo lo sblocco delle navi che portano il grano e gli aiuti umanitari”.

Quarto punto: visita di una grande personalità internazionale a Mosca e Kiev. “Lei mi chiederà di nuovo se parlo del Papa ma io non glielo posso confermare”.

Un piano di per sé ben poco originale, piuttosto raffazzonato e in ogni caso decisamente arduo da attuare. Non si capisce infatti per quale motivo la Russia dovrebbe valutare sul serio quanto proposto dal leader di un partito che da solo non rappresenta neppure l’intero governo italiano, figurarsi l’Europa. E soprattutto non si capisce come Salvini potesse pensare davvero di ottenere un “mandato esplorativo” di questo genere, addirittura con l’ambizione di coinvolgere il Pontefice. Sorvolando sulle inevitabili, quanto strumentali, accuse che sarebbero piovute sulla sua presunta vicinanza al Cremlino. Suvvia, pur apprezzando qualunque sforzo diplomatico (o preteso tale), un po’ di astuzia non guasterebbe.

Eugenio Palazzini

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