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Roma, 22 dic – Ogni giorno che passa divengono sempre più chiari i rapporti tra le sardine e il Partito democratico. La narrazione che le vorrebbe un movimento apartitico e spontaneo, insomma, non regge più (sempreché abbia mai retto davvero). Un’ulteriore prova è stata fornita ieri sera dal leghista Roberto Calderoli: «Finalmente la verità che già intuivamo – ha scritto sulla sua pagina Facebook – viene a galla completamente, nero su bianco, certificando che le Sardine sono un’emanazione del Pd, una loro creatura, senza il loro marchio perdente».



La prova di Calderoli

A supporto della sua tesi, Calderoli esibisce un documento inequivocabile: «Questa mail, che allego, che invita al raduno delle Sardine a Cremona di ieri, di venerdì 20 dicembre, arriva da un indirizzo mail del Partito Democratico. Ecco la banale e scontata verità: le giovani e ingenue Sardine altro non sono che i giovani del Pd». E ancora: «Non che ci fossero dubbi a riguardo, ma almeno da adesso si gioca a carte scoperte. Le Sardine non sono il nuovo che avanza, sono il vecchio che conosciamo bene con le insegne del Pd che perde a ogni elezione».

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Il vero obiettivo delle Sardine

La testimonianza di Calderoli, in effetti, è solo l’ultima di una lunghissima serie: dai legami del leader Mattia Santori con Romano Prodi e il gruppo Gedi (Repubblica, La Stampa ecc.) ai numerosi organizzatori che militano nel Pd o in altre formazioni di sinistra. Dalla riunione generale delle sardine tenutasi nel centro sociale Action (estrema sinistra romana) fino al chiaro endorsement in favore di Bonaccini, il candidato del Partito democratico in Emilia Romagna. Insomma, dubbi oramai non ce ne sono. Ma Calderoli, nel suo post, coglie un punto essenziale: le sardine sono sì un’emanazione del Pd, ma senza il loro marchio perdente. Lo stesso Bonaccini, del resto, ha fatto molto discutere per i suoi manifesti elettorali in cui non compare né il simbolo del partito né il tradizionale colore rosso. In sostanza, se in piazza fossero scesi i giovani del Pd, all’evento avrebbero partecipato i soliti quattro gatti. Puntando invece su un movimento «spontaneo» senza simboli che protesta contro un vago «odio populista», ecco che si crea il fenomeno mediatico. Ma sono sempre loro e l’obiettivo delle sardine è uno solo: tenere in piedi la «roccaforte rossa» del Pd in Emilia Romagna. Né più, né meno.

Elena Sempione

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