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Roma, 21 dic – “Serve all’Europa”. Non poteva usare parole migliori il presidente del consiglio Giuseppe Conte per benedire la fusione Fca Peugeot. Con uno slancio di sincerità, il premier ha messo nero su bianco sin da subito chi sarà messo in subordine. Parliamo, ovviamente, dell’interesse italiano.

In Fca Peugeot comandano i francesi

Non poteva, d’altronde, essere altrimenti. A raccontare chiaramente come andrà a finire la storia, più delle belle intenzioni di prammatica, sono i fatti. I quali ci raccontano di un consiglio di amministrazione in cui metà dei componenti saranno nominati dalla Francia e metà dall’Italia. Di estremo interesse, indubbiamente, anche la previsione di includere alcuni rappresentanti dei lavoratori in tale assise.

Il diavolo, tuttavia, si annida nei dettagli. Fra cui, soprattutto, la nomina dei ruoli di pesi. A partire dall’amministratore delegato, che sarà espressione di Parigi. A Torino, invece, toccherà una poco più che simbolica presidenza. Insomma, a fusione Fca Peugeot ancora non completata (serviranno anni per compierla definitivamente) il quadro di chi tirerà le leve sembra già chiaro.

Buonuscita miliardaria

Di “qualcosa di straordinario” ha parlato John Elkann, che di Fca è presidente. Non solo: occupa lo scranno più alto anche in Exor, la finanziaria della famiglia Agnelli, ruolo ricoperto anche nella Giovanni Agnelli & Co, la società che a sua volta controlla la Exor ed è espressione degli eredi del fondatore della Fiat.

Ad essere straordinari saranno però solo gli incassi. Sono circa 6,6 – tra dividendo ordinario e cedola extra – i miliardi che finiranno nelle tasche degli azionisti: 1,9 alla Exor (29% di Fca) e, a cascata, circa 1 miliardo tondo alla Giovanni Agnelli & Co (53% di Exor). Se parliamo solo dell’extracedola le cifre si riducono anche se di poco: 1,45 alla Exor e all’incirca 770 milioni alla Giovanni Agnelli. E’ questa l’entità con cui gli Agnelli e rampolli si congedano dal business dell’auto.

Le preoccupanti rassicurazioni

Se è vero che una smentita è una notizia data due volte, risultano allora più che sospette le serrate corse a garantire, rassicurare e calmare le acque di questi giorni. Parliamo delle chiusure di stabilimenti e dei piani di investimento per l’Italia, una partita non di poco conto se pensiamo che il settore automobilistico vale ancora – tra Fca, altri marchi e indotto – il 5,6% del Pil con 93 miliardi di fatturato e 250mila addetti.

Numeri non indifferenti, con i quali si scontrano però con le promesse fatte al mercato. La fusione Fca Peugeot, si è letto, garantirà dai 3 ai 4 miliardi di risparmi. Se la prima è già stata sottoposta ad una cura da cavallo nell’era Marchionne e la seconda cammina sulle proprie gambe facendo registrare numeri di ottimo livello, l’unica opzione per raggranellare la somma di cui sopra è procedere ad ulteriori dimagrimenti nei rispettivi perimetri aziendali. O forse solo di uno di essi, vieppiù circoscritto ad un’unica nazione. Impossibile infatti pensare che si possa tagliare negli Usa, dove Trump è alla ricerca del secondo mandato presidenziale e sulla politica industriale punta da sempre. I gilet gialli e le recenti proteste contro le annunciate riforme previdenziali suggerirebbero anche a Macron (il governo francese detiene il 12,2% di Psa Groupe, dunque avrà il 6,1% della nuova realtà e – vedasi alla voce Fincantieri – è sempre stato in grado di far sentire la propria voce) di evitare. La Germania allora, dove Peugeot controlla Opel? Nein: l’accordo con governo e sindacati impedisce licenziamenti fino al 2023. Resta solo l’Italia, insomma, magari con la scusa dell’ambientalismo puntando tutto sull’attacco al diesel (stabilimenti di Pratola Serra e Cento) o sulla sovracapacità che ad oggi tiene a stecchetto storici siti come Mirafiori e Cassino. Senza dimenticare le fantastiche opportunità dell’elettrico, che per la sua produzione impiega circa un quarto degli addetti di un motore endotermico. Fate i conti.

Filippo Burla

12 Commenti

  1. Beh… Non sarebbe una gran perdita… Hanno solo il 51%… E l’importante è che la Ferrari rimanga italiana…

  2. Sono dell’idea che bisognerebbe riprendersi sotto una nuova ala i marchi Alfa Romeo,Lancia e Autobianchi.Ferrari,Maserati,Lamborghini,sotto un’altra ala.Ali che sono una corporazione tutta italiana con produzione interamente in Italia.
    Il marchio Fiat che scompare dalla scena assieme agli Agnelli.

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