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Roma, 9 set – Per far arrabbiare pure Roberto Saviano, è evidente che il Partito democratico è ormai alla frutta. Il «bardo cosmopolita», in effetti, ci è andato giù pesante. Il casus belli è rappresentato dal referendum sul taglio dei parlamentari, con il Pd che voterà Sì per salvare l’accordo di governo con il M5S, massimo promotore della riforma. «E quindi, al referendum confermativo del 20 settembre, il PD voterà SÌ. Lo ha deciso (circostanza rara… probabilmente oggi pioverà) il Segretario Nicola Zingaretti», è l’esordio dell’attacco al veleno di Saviano diffuso sui social.

Saviano contro Zingaretti

L’autore di Gomorra ha scelto la via del sarcasmo, affondando il coltello nella piaga, e cioè l’indecisione e la leadership traballante di Zingaretti. Che però, per salvare capra e cavoli (sé stesso e il governo), stavolta ha deciso eccome. «Una comunicazione secca, per indicare la linea politica su una questione che non sembra essere importante in sé, ma che pare fondamentale per la “sopravvivenza del Governo”», prosegue Saviano. «Quanta decisione Segretario! Quanta asciutta determinazione! Non come gli sproloqui in politichese che ha dedicato a chi le faceva notare che il suo partito non ha battuto ciglio quando si è trattato di rinnovare gli accordi con gli aguzzini libici contro le determinazioni della Assemblea Nazionale del PD». Insomma, è evidente che lo scrittore napoletano ce l’ha con Zingaretti anche per le sue politiche troppo timide in tema di invasione migratoria. D’altra parte, era proprio su questo che Saviano aveva attaccato il segretario dem lo scorso luglio: «Il tuo Pd ha finanziato i trafficanti di uomini», era stato il fendente di Saviano. Che poi aveva sentenziato: i piddini, «per non regalare il Paese a Salvini, sono diventati Salvini».

La sinistra semicolta

Ad ogni modo, la critica di Saviano non si limita al referendum e agli immigrati, ma coinvolge tutta la cultura della sinistra globalista: «Un tempo si parlava di egemonia culturale, oggi siamo nell’era della egemonia del superficiale, quel terreno sul quale semianalfabetismo e semicoltismo disputano alzando tanta polvere», si lamenta il semicolto Saviano. E ancora: «In tutta franchezza, questo referendum dal quale parrebbero dipendere le sorti del Governo, del Paese e forse del mondo intero, non è altro che la definitiva affermazione di un semplice principio: la politica si occupa dell’inessenziale, poiché ha necessità di eludere la difficoltà e la complessità».

«Conte? Mediocre e insipido»

In questa interminabile filippica, il «bardo cosmopolita» se la prende anche con Giuseppe Conte: «Un tempo imbelle stiamo vivendo, ben simboleggiato dalla mediocre vacuità del Capo di questo Governo, altro soggetto attento solo alla propria sopravvivenza politica e insipido come il pane toscano, che però è nutriente e sublima i sapori forti». E infine la degna chiusa: «Che dire a questi supervivientes profesionales il cui unico obiettivo è esserci sempre, comunque e a ogni costo? “Ma andate a cagare, voi e le vostre bugie”».

Vittoria Fiore

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