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Sigonella 1985: corsi e ricorsi storici

by La Redazione
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craxi01gRoma, 11 Ott – È di questi giorni la notizia dell’incremento delle attività militari Usa nella base di Sigonella, designata come avamposto della guerra contro il terrorismo e da cui sarebbe partito il raid che ha portato alla cattura di Al Libi. E proprio questa notte è ricorso l’anniversario di quella che è passata alla storia come la “crisi di Sigonella”, il caso diplomatico che nell’ottobre 1985 coinvolse Italia, Usa, Israele, Egitto, Tunisia e Olp. Tutto era in realtà cominciato lunedì 7 ottobre, quando un commando di quattro attivisti palestinesi, dichiaratisi esponenti dell’Olp, presero in ostaggio la nave italiana Achille Lauro che si trovava in acque egiziane.

In meno di un giorno il presidente del Consiglio Bettino Craxi, dopo aver dato via all’operazione Margherita che vide la mobilitazione di elicotteri, paracadutisti e incursori, riuscì a mettere in piedi una trattativa con i membri del commando che coinvolse il governo Egiziano e il leader Olp Yassir Arafat. Si raggiunse un accordo, grazie anche al mediatore Abu Abbas incaricato direttamente da Arafat, secondo cui gli attivisti palestinesi si sarebbero dovuti arrendere al governo egiziano con la promessa di una via di fuga diplomatica, attraverso un Boeing 737 e gestita direttamente dal governo italiano, verso la Tunisia.

Ma la gestione da protagonista della politica mediterranea da parte dell’Italia, l’accordo immediato con le nazioni arabe, il contatto diretto con l’Olp non piacquero ai due grandi supervisori della scena globale che erano stati tagliati fuori: Usa e Israele. Il presidente statunitense Reagan minacciò dapprima l’intervento armato contro la nave per poi tentare di intercettare il Boeing con a bordo i dirottatori servendosi di quattro F-14 Tomcat e delle informazioni di coordinamento dei servizi israeliani. L’intercettazione aerea avvenne la sera del 10 ottobre, senza avvertire il governo italiano che aveva gestito l’intera faccenda. Fu quindi scelto di far atterrare l’aereo dirottato nella base di Sigonella. L’incarico di avvertire Craxi della scelta già avvenuta fu dato al consulente Cia Michael Ledeen.

L’atterraggio avvenne poco dopo la mezzanotte. Ma ancora una volta il governo italiano decise di rendersi protagonista: sulla pista giunsero carabinieri e militari dell’Aeronautica Militare che circondarono l’aereo. A loro volta i militari italiani furono circondati da militari del Navy Seal guidati dal generale Stiner, atterrati a luci spente e senza l’autorizzazione da parte della torre di controllo. Ma altri carabinieri accorsero circondando a loro volta gli americani che furono costretti a cedere, come anche il governo americano che fu costretto a cedere di fronte alla ferma posizione del governo italiano che prese in consegna i quattro dirottatori. I membri dell’intelligence egiziana insieme al mediatore palestinese Abu Abbas, che fu trattato come ospite da entrambi i governi italiano ed egiziano, furono fatti risalire sul Boeing.

Dopo questo casus diplomatico che fece riemergere l’Italia come protagonista del Mediterraneo insieme ai paesi arabi “non allineati” e che fu un duro scacco per gli Usa, i destini dei protagonisti vissero un curioso intreccio che continua tutt’ora. Bettino Craxi, protagonista assoluto della vicenda, finì nell’occhio del ciclone di tangentopoli finendo per essere di fatto l’unico capro espiatorio. Suo più grande accusatore fu Antonio Di Pietro, che proprio in quegli anni aveva avuto e avrebbe continuato ad avere contatti con quel Michael Ledeen che nel frattempo era stato espulso dall’Italia – dietro pressioni dello stesso Craxi – e indagato per i depistaggi nella strage di Bologna. Tangentopoli avrebbe poi dovuto fare da apripista alla politica di smantellamento dell’Italia tramite la privatizzazione dei principali asset strategici e la loro svendita gestita dai maggiori consulenti Goldman Sachs in Italia.

Politica che saltò con la scesa in campo di Berlusconi ma che è improvvisamente tornata in auge in questi ultimi due anni, grazie ai governi Monti, ex consulente Goldman Sachs, e al governo Letta, ex consulente Goldman Sachs. Questi ultimi due anni hanno poi visto il ritiro dell’Italia dalla politica del Mediterraneo con conseguente perdita da parte dell’Eni di tutti gli accordi e piani energetici fatti con i paesi arabi vicini. Nonché l’attacco a tutti i paesi arabi “non allineati” come Libia, Tunisia, Egitto e Siria da parte degli Usa, servitisi fra tutte proprio della base di Sigonella. Si potrebbe concludere col notare che il presidente della Camera ai tempi di tangentopoli fu Giorgio Napolitano, allora tra i principali fautori della lotta contro Craxi e ora presidente della Repubblica e sponsor principale dei governi Goldman Sachs, quel Napolitano che fu il primo dirigente del PCI a fare visita negli Usa, il “comunista preferito da Kissinger” e ammiratore dell’Aspen Institute, istituto di geopolitica con sede a Washington e di cui fanno parte proprio Monti e Letta. Ma questo, per chi ci crede, può essere un caso. Proprio come gli altri.

 

Carlomanno Adinolfi

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