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Roma, 4 mag – In effetti il Ddl Zan ha qualche nesso con il 1° maggio, nel senso che sta dando lavoro a svariati arlecchini del pensiero facilotto sbattuto in prima pagina e in prima serata. Naturalmente e categoricamente sulle reti televisive del servizio pubblico. Nella continua e attuale rivendicazione di diritti che fuoriescono dal cilindro dei maghi della retorica banale, si manifesta l’inadeguatezza di una nazione che rimane incollata al monopolio del pensiero esercitato da una minoranza chiassosa e oltranzista. La stessa che predica l’amore universale.



È la sezione liberal italiana che intravede nello strapotere pubblico la supposta da utilizzare coattivamente verso chiunque intenda pensare liberamente. Sono coloro che straparlano di diritti e mai di libertà. Tradendo così la loro vera natura secondo la quale un governo lancerebbe diritti a pioggia come babbo natale coi regali. Sono quelli del disegno di legge Zan, ulteriore e certamente non ultimo tentativo di imbarbarire questo paese trascinandolo nella follia descritta da George Orwell.

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Il Ddl Zan non colma nessuna lacuna

È giusto dare una sintetica lettura critica a questa scellerata proposta legislativa. È sbagliato pensare di punire in modo particolare le aggressioni verso talune categorie, perché si viola palesemente il principio di uguaglianza di tutti di fronte alla legge. I futili motivi già aggravano un’aggressione e dunque non esiste un motivo oggettivamente grave, o una lacuna legislativa, a fondamento dell’innesto proposto dal Ddl Zan.

La parte più grottesca però riguarda la palese limitazione della libertà di pensiero e la minaccia pretestuosa verso chi di discosti dalla narrazione gayfriendly. Il Ddl Zan inserirebbe nella legge Mancino la sanzione per chi istighi alla violenza o all’odio o alla discriminazioni sulla base del sesso e dell’orientamento sessuale. Ognuno è bene che abbia le proprie sensibilità su temi simili. Ma è indecente negare che una previsione normativa simile, e già contenuta nella legge Mancino, ponga enormi limiti alla libertà di espressione di ognuno di noi.

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Come ben sappiamo, ma probabilmente come non sa Federico Lucia, le norme vengono interpretate dai magistrati per poi applicarle ai casi concreti che sono molti e vari. Non esiste una legge che possa essere applicata allo stesso modo ai casi che ricadono all’interno del suo perimetro. Dunque è assolutamente falsa l’affermazione di cui si riempiono la bocca secondo la quale il Ddl Zan non minerebbe la libertà d’espressione.

Un abominio giuridico

La medesima frase potrebbe essere giudicata in modo diverso da tribunali diversi, i quali baserebbero le loro decisioni su valutazioni che nessuno oggi può prevedere. Il legislatore saggio eviterebbe anche solo di avvicinarsi a questioni così delicate e così insondabili. Soprattutto se l’opinione pubblica nazionale e internazionale si sta attorcigliando attorno a un sempre maggior crescente istinto persecutorio nei confronti di certe opinioni. Anche perché se si fa breccia l’idea che un parlamento può decidere cosa sia pronunciabile e cosa no, allora qualsiasi parola deve godere di un permesso per poter uscire dalla bocca. Per non pensare alla fiducia assurda che la sinistra ripone nella magistratura italiana che si sta rivelando marcia.

Che senso ha ribadire in un disegno di legge limitativo della libertà di pensiero la libertà di pensiero? Nessuna. In primis è scandaloso che costoro ci ritengano così idioti da aver bisogno che un signor nessuno ci ricordi che abbiamo diritto alla parola. Questa libertà ce la prendiamo, che a Federico Lucia piaccia o no. In secundis è un abominio giuridico poiché la libertà d’espressione è sancita dalla Costituzione che rappresenta la fonte normativa per eccellenza e più alta. È un non-senso che trasuda ignoranza e ideologia totalitaria. Questo siparietto grottesco rappresenta l’incoerenza di coloro che cianciano di diritti pretendendo di togliere libertà a chi non gli sta bene. Ed è divenuto un lavoro ricordargli di essere ridicoli.

Lorenzo Zuppini

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