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Roma, 13 set – Le quote rosa? “Una minorazione delle capacità femminili”. Così la storica, grecista e latinista, Eva Cantarella – in un’intervista rilasciata al Fatto Quotidiano – stronca la misura volta sulla carta ad equilibrare la presenza delle donne in ambito lavorativo e istituzionale. “Siamo nella condizione di dire basta alle quote rosa, a questa formula che invece di liberare le donne statuisce, oltre ogni intenzione, una condizione di statica indispensabilità”, afferma la professoressa di Diritto romano e Diritto greco.



Eva Cantarella: “Quote rosa? Fenomeno soprattutto mediatico”

“Essere indispensabili per forza di legge è la negazione della forza e del potere della condizione femminile oggi in Italia”. Non certo tacciabile di sessismo, la docente nota per le sue posizioni politiche progressiste, va quindi controcorrente rispetto alle quote rosa, aprendo così un dibattito sul tema. “Sono divenute, per paradosso, una minorazione delle capacità femminili”, quando in realtà “siamo così forti che non abbiamo bisogno di tutor e magari pure maschi”.

Quindi secondo la scrittrice e docente universitaria, il concetto di parità matematica tra uomo e donna è soltanto “un fenomeno soprattutto mediatico, con fiume d’inchiostro a commentare ogni temuta discriminazione”. Al contrario, secondo Cantarella, “la forza dell’identità femminile è tale che all’uomo non resta, per affermare il proprio potere, che ricorrere a quella biologica. Con la sua forza fisica intende regolare i conti”.

“Se entri come una quota sarai sempre entrata così”

La presa di posizione dell’accademica italiana non sorprende però più di tanto. Già lo scorso aprile, intervistata da Repubblica, pur non negandone i benefici aveva espresso dubbi sull’opportunità di conservare la misura in questione.
“Penso, ovviamente, che le quote rosa abbiano una grande funzione, ma sinceramente non so neanche se è il metodo giusto, perché se entri come una quota sarai sempre entrata così, e l’autorevolezza rischia di essere inficiata”, disse la Cantarella. “Voglio essere chiara: lo trovo giusto ma ne vedo anche gli aspetti negativi, parliamo di qualcosa che non dovrebbe esserci più e ancora c’è. Tuttavia, una nota di speranza: quest’anno di Covid ci ha anche rivelato l’esistenza di donne autorevoli, scienziate, studiose, al vertice di realtà importanti, in ruoli abitualmente riservati ai maschi. È un bellissimo segno”.

Alessandro Della Guglia

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