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Roma, 1 lug – Nonostante i dati relativi all’emergenza sanitaria rilevino da diverse settimane un andamento confortante della pandemia, con statistiche riguardanti contagi e vittime non preoccupanti come quelle dei mesi scorsi, il governo ha ritenuto indispensabile la proroga dello stato d’emergenza sino a metà ottobre. La decisione lascia ampio spazio a polemiche e dibattiti: tutte le altre nazioni dell’Unione Europea, in certi casi persino con più contagi quotidiani rispetto a noi, non hanno riscontrato motivazioni per continuare a mantenere alcuno stato d’emergenza.

Un governo in crisi si attacca allo stato d’emergenza

Prendiamo ad esempio l’Ungheria, nazione guidata da Viktor Orban, bollato dai radical chic italiani spesso come razzista e dittatore, che invece ha rimesso al parlamento la proroga dei poteri straordinari – ottenuta tramite voto parlamentare – da oltre un mese. Analizzando l’attuale esecutivo nostrano si ha però maggiore opportunità di comprendere cosa ci celi dietro certe decisioni: il governo, dopo meno di un anno dalla nascita, appare ogni giorno sull’orlo della crisi, con una maggioranza al senato ridotta a poche unità, e con il primo partito della coalizione (il M5S), che subisce continue uscite di parlamentari dalle proprie fila.

Oltre all’inesperienza politica di chi riveste ruoli chiave, come il premier o diversi ministri, emerge chiara l’assenza di coraggio nel prendere decisioni e nell’applicare discontinuità. Ricordiamo gli annunci di Pd ed Italia Viva quanto ai decreti sicurezza, emblema della politica salviniana, di cui fu promessa la cancellazione come primo atto una volta insediatosi il nuovo esecutivo. Invece fino ad ora tutto si è limitato agli slogan: nessuno osa affrontare realmente il tema, essendo consapevole che la gran parte degli italiani, anche elettori della sinistra, non approva linee politiche filo-immigrazione clandestina. Risulta indicativo pure che il ruolo di ministro dell’Interno non sia stato dato in carico ad un politico di professione, magari con ideali progressisti – il che avrebbe confermato la voglia di cambiare approccio sul tema – ma che la scelta sia ricaduta su Luciana Lamorgese, persona terza prestata all’esecutivo e non esponente di alcun partito.

Anche durante l’emergenza Coronavirus la maggioranza, con l’apporto di rancori pregressi tra i propri membri, non è riuscita a delineare una linea comune né sulla trattativa con l’Unione Europea, mostrandosi debole e divisa dinanzi agli altri paesi, né sulla condivisione con le opposizioni di idee, che potessero generare punti d’incontro e clima collaborativo. Avendo dalla propria parte la quasi totalità di mass media e giornali risulta più semplice poter incidere sulle percezioni della massa. Si aumentano così illusioni e speranze, che si convertiranno però in rabbia quando il popolo si renderà conto della mancanza di coraggio di chi governa. Il che, complice la crisi che si prospetta in autunno rischia di essere il casus belli per lo scoppio di spiacevoli tensioni sociali.

Tommaso Alessandro De Filippo

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