Roma, 21 giu – Alta tensione diplomatica. L’ambasciatore italiano in Russia, Giorgio Starace, è stato convocato al ministero degli Esteri di Mosca. Non sono state rese note le ragioni della convocazioni del nostro diplomatico, che è rimasto all’interno dell’edificio istituzionale russo per circa un’ora. L’ambasciatore italiano è stato convocato dopo l’espulsione di 24 diplomatici italiani annunciata lo scorso 18 maggio dal ministero degli Esteri russo, come rappresaglia alla precedente espulsione di altrettanti diplomatici russi dall’ambasciata di Mosca in Italia. Nel frattempo, mentre dal Cremlino si alzano voci infuocate a seguito del blocco lituano delle merci dirette all’exclave di Kaliningrad, si registra una forte presa di posizione della Cei contro l’investimento in armi.

Cei: “Stop agli investimenti in armi, pensare all’agricoltura”

In un’apposita comunicazione, i vescovi italiani rimarcano l’importanza dell’agricoltura in quanto “attività umana che assicura la produzione di beni primari”, nonché “sorgente di grandi valori”. La Cei afferma di apprezzare “oggi più che mai questa attività produttiva in un tempo segnato dalla guerra, perché la mancata produzione di grano affama i popoli e li tiene in scacco”. Per poi tuonare contro “le scelte assurde di investire in armi anziché in agricoltura” che “fanno tornare attuale il sogno di Isaia di trasformare le spade in aratri, le lance in falci”. Il messaggio della Cei arriva per la 72/a Giornata Nazionale del Ringraziamento, in programma il 6 novembre 2022.

La Chiesa, dicono inoltre i vescovi, continua a “denunciare le forme di corruzione mafiosa e di sfruttamento dei poveri e vuole mantenere le mani libere da legami con i poteri di agromafie invasive e distruttive. Purtroppo, le terre inquinate sono frutto anche di silenzi omertosi e di indifferenza”. Secondo la Cei “non poche volte all’interno dell’attività agricola si infiltra un agire che crea grandi squilibri economici, sociali e ambientali. È ormai ampiamente documentata in alcune regioni italiane l’attività fiorente delle agromafie, che fanno scivolare verso l’economia sommersa anche settori e soggetti tradizionalmente sani, coinvolgendoli in reti di relazioni corrotte. Il riciclaggio di denaro sporco o l’inquinamento dei terreni su cui si sversano sostanze nocive, il fenomeno delle ‘terre dei fuochi’ che evidenziano i danni subiti dagli agricoltori e dall’ambiente, vittime di incendi provocati da mani criminali, sono esempi di degrado. Nelle imprese catturate da dinamiche ingiuste si rafforzano comportamenti che minacciano ad un tempo la qualità del cibo prodotto e i diritti dei lavoratori coinvolti nella produzione. Si tratta di strutture di peccato che si infiltrano nella filiera della produzione alimentare”, affermano i vescovi italiani.

Alessandro Della Guglia

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