Roma, 28 feb – Stanno facendo molto discutere le dichiarazioni di Giovanni Tria, rilasciate ieri pomeriggio alla Commissione finanze del Senato, che puntano il dito contro la condotta di Berlino. Il ministro dell’Economia si riferisce all’introduzione delle nuove regole europee sul bail-in, ossia il salvataggio delle banche non attraverso denaro pubblico, bensì facendo ricorso ai risparmi dei correntisti. Ciò avvenne nel 2013, quando alla presidenza del Consiglio c’era Enrico Letta, mentre il dicastero di via XX settembre era guidato da Fabrizio Saccomanni. Il quale – secondo Tria – «venne praticamente ricattato dal ministro delle Finanze tedesco», Wolfgang Schäuble.

La longa manus di Berlino

L’ex ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schäuble

Tria ha quindi spiegato che «se l’Italia non avesse accettato, si sarebbe diffusa la notizia che l’Italia non accettava perché aveva il sistema bancario prossimo al fallimento, e questo avrebbe significato il fallimento del sistema bancario». Il ministro si è detto inoltre convinto che il bail-in «dovrebbe essere abolito», proprio perché «quando è stato introdotto in Italia, quasi tutti erano contrari; anche la Banca d’Italia, in modo discreto, si oppose». Secondo la ricostruzione di Tria, la Germania avrebbe dunque imposto al governo Letta questa misura da lacrime e sangue dietro ricatto, agitando cioè lo spauracchio del panico dei mercati in merito a un presunto fallimento delle banche italiane. Un panico generato, appunto, da Berlino attraverso il suo segugio Schäuble.

La retromarcia

Se ciò fosse vero, si tratterebbe di una condotta gravissima della Germania nei confronti dell’Italia. Accuse pesanti che Tria, in serata, ha poi ritirato. La toppa, però, sembra peggio del buco: «Con un’espressione evocativa ma infelice – si legge in una nota del Mef – il ministro dell’Economia e delle Finanze, Giovanni Tria, durante l’informativa alla commissione Finanze del Senato, ha voluto fare riferimento a una situazione oggettiva in cui un rifiuto isolato dell’Italia di approdare la legislazione europea sul bail-in avrebbe potuto essere facilmente interpretato come un segnale dell’esistenza di seri rischi nel sistema bancario italiano. Con questo il ministro non intendeva certamente lanciare un’accusa specifica né alla Germania né al ministro delle Finanze tedesco dell’epoca».

Le versione di Saccomanni

Fabrizio Saccomanni, ministro dell’Economia del governo Letta

Eppure, la ricostruzione di Tria non si discosta poi molto da quella di Saccomanni che nel 2017, in Commissione parlamentare d’inchiesta, specificò che «la linea severa di coinvolgimento dei creditori delle banche», sostenuta da un nutrito gruppo di Paesi europei «capeggiato dalla Germania», portò a una votazione che impose di fatto all’Italia di procedere al bail-in, e quindi al prelievo forzoso di denaro dei risparmiatori italiani. Insomma, tra rivelazioni ritrattate e prudenza diplomatica, molti interrogativi rimangono ancora senza una risposta.

Gabriele Costa

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