uberpopRoma, 9 set – Chi ieri sera fosse passato verso le 18 vicino a via del Nazareno, a Roma, avrà sentito sentito urla di protesta, avrà visto finti dollari volare, avrà notato che alcuni italiani difendevano con le unghie il proprio lavoro.

Via del Nazareno è dove si trova la sede romana del PD, ormai famosa per gli accordi sottobanco dove le alte cariche del partito al Governo si riuniscono o incontrano i politici di altri partiti o lobbie per “accordi”, come, ad esempio, il famoso “accordo del Nazareno” tra Berlusconi e Renzi per mantenere il Parlamento in piedi.

Già il fatto che due acerrimi “nemici” (sulla carta?) possano incontrarsi e accordarsi può sembrare inverosimile, ma ieri via del Nazareno ha assistito ad una scena ancora più scandalosa: il partito i Governo incontra i vertici internazionali dell’azienda californiana UBER, nonostante la Magistratura le abbia impedito di operare (sentenza del 9 Luglio 2015 – Tribunale di Milano).

Cosa ci facevano nella sede centrale del partito del PD i manager di Uber allora?

Ovviamente non ci è dato saperlo, ma possiamo avere qualche indicazione su chi erano i presenti, e la risposta diventerà abbastanza scontata:  ci sarebbero stati David Plouffe, vice presidente della società di San Francisco ed ex consigliere di Barack Obama, Carlo Tursi, il nuovo country manager per l’Italia, e Mark MacGann, ex lobbista per il Nyse-Euronext (la Borsa di New York) a Bruxelles, ora responsabile per le Public policy della multinazionale californiana.

E del PD, secondo i presenti, sarebbero usciti il presidente del partito, Matteo Orfini e il portavoce e vicesegretario Lorenzo Guerini. Ma nelle “segrete stanze” ci sarebbe stato, nientemeno, anche il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti… E Renzi? Chissà.

Ricapitolando, quindi, in Italia la Legge ci dice che Uber è illegale, pratica concorrenza sleale e non può operare. Uber si difende dicendo che è ora di “svecchiare” il trasporto con conducente e che i tassisti sono una lobby, vecchia e che va superata e il partito al Governo cosa fa? Invece di lavorare per rinnovare il trasporto taxi, magari operando su incentivi per poter abbassare i prezzi, cercando maggior tutela per l’autista e per il cliente, mettere a disposizione applicazioni web o risorse, lavorare sul costo e quantità di licenze… si incontra con i manager internazionali dell’azienda giudicata dalla Magistratura fuorilegge.

I tassisti romani, che come i loro colleghi in tutta Italia non sono d’accordo ad essere messi da parte, lo vengono a sapere e contestano (come ormai succede in Italia e in varie parti d’Europa) i manager dell’azienda californiana, portando il “caso” alla ribalta della cronaca nazionale.

Viene da pensare che se questo non fosse successo tutto sarebbe stato sottobanco, probabilmente nessuno avrebbe saputo e chissà che modifiche di legge ci saremmo ritrovati, vendute in TV come progresso da Renzi ma in realtà frutto di accordi segreti.

Sarà un caso che uno degli ospiti si chiami David Plouffe, colui che curò la campagna elettorale di Barack Obama?

Sarà un caso che Renzi, ben prima di diventare presidente del Consiglio, elogiava pubblicamente il progresso portato da Uber?

Sarà un caso che si continui a parlare di rinnovamento del servizio pubblico con conducente ma nessuno (se non qualche privato) si adoperi per far funzionare al meglio il settore dei taxi?

Nemmeno questo ci è dato saperlo, di sicuro i Tassisti non staranno a guardare e promettono guerra, una guerra che portano avanti ormai da un anno e mezzo e che avevano quasi vinto.

Purtroppo che la legge in Italia non sia uguale per tutti, lo abbiamo visto già troppe volte.

Marco Racca

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