Perugia, 19 mag – Se esiste un’immagine plastica dell’ipocrisia della sinistra italiana, questa è rappresentata dalla foto della presidente della regione Umbria Catiuscia Marini mentre vota contro le dimissioni da lei stessa presentate. In quella foto c’è tutto (o quasi): l’arroganza politica, la volontà di rimanere incollati ad un potere costruito ed incrostato nei decenni, la decadenza di un ancién régime che si sta sgretolando sotto i loro piedi.

Concorsi truccati

Catiuscia Marini, alla guida della regione dal 2010, aveva presentato le proprie dimissioni lo scorso 17 aprile dopo il deflagrare dell’inchiesta che la vedeva coinvolta in un giro di assunzioni pilotate nella sanità umbra. Pesanti le accuse: abuso d’ufficio, falso e favoreggiamento, che avevano portato agli arresti dell’assessore regionale alla salute Luca Barberini e del segretario Pd Gianpiero Bocci.


Pur accusando il partito di un eccesso di giustizialismo, la presidente aveva comunque deciso di fare un passo indietro al fine di “salvaguardare – aveva spiegato – l’immagine della mia regione e della mia comunità”.

Marini si salva da sola

Ieri il colpo di scena. Ad un mese dai fatti e dopo una lunga serie di batti e ribatti giunti sino alla segreteria nazionale dem, in consiglio regionale è giunta una mozione per chiedere alla Marini di recedere dalle dimissioni. A favore della mozione hanno votato in 11, con il voto della stessa presidente decisivo per raggiungere la maggioranza assoluta (nell’assemblea siedono 21 consiglieri) necessaria per approvare l’atto. Ora Catiuscia Marini ha 15 giorni di tempo per decidere se confermare o revocare le sue dimissioni.

Durissime le opposizioni, che chiedono di staccare la spina onde evitare “l’agonia istituzionale e andare al voto al più presto”, chiedono i Cinque Stelle. “Anche se la Marini si è dimessa per una guerra interna, il Pd non deve farne pagare le conseguenze ai cittadini umbri”, aggiunge la Lega, insistendo sul fatto che non tutto il suo partito ha votato a favore: l’ex segretario e consigliere Giacomo Leonelli ha infatti abbandonato l’aula prima del voto. Anche CasaPound prende posizione con il coordinatore regionale Antonio Ribecco: “Catiuscia Marini che esprime il voto decisivo per respingere le proprie dimissioni è un’immagine che finisce per rendere grottesca una vicenda che già era vergognosa. La scelta di rimanere abbarbicati al potere in questo modo rappresenta un insulto a tutti gli umbri e fa venir meno qualsiasi residuo di dignità che la governatrice e la maggioranza di centrosinistra potevano aver conservato”.

Nicola Mattei

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