Milano, 19 mag – Ceva Logistics Italia, azienda leader nel settore della logistica finisce sul banco degli imputati. Il Tribunale di Milano, come riporta Il Corriere della Sera, ha ordinato l’amministrazione giudiziaria dell’azienda. Si tratta di una «misura di prevenzione» che il giudice può adottare quando ha «sufficienti indizi» per ritenere che il libero esercizio di un’attività d’impresa agevoli colposamente un reato.

Le ragioni del provvedimento

L’accusa è grave: i lavoratori alle dipendenze di Ceva tramite le cooperative del consorzio “Premium Net” erano “costretti a ritmi gravosi, straordinari imposti sotto continua minaccia di licenziamento, omesso versamento di contributi, retribuzione difforme dalle ore davvero lavorate”.

Secondo i magistrati Ceva Logistics Italia era “consapevole che Premium Net offriva prezzi molto al di sotto di quelli necessari a coprire soltanto i costi diretti delle stesse commesse, risultando quindi obbligata ad abbassare i costi reali della componente lavoro molto al di sotto di quella scaturente dalla corretta applicazione del contratto collettivo nazionale”. In pratica la società consortile in outsourcing faceva il lavoro sporco. Di fatto si tratta di una nuova forma di caporalato. Per i giudici il committente non poteva non sapere. Ovviamente stiamo parlando di un procedimento giudiziario che è appena iniziato, quindi il condizionale è d’obbligo. Spetterà ai magistrati dimostrare la veridicità di queste accuse.

La difesa dell’azienda

La risposta di Ceva Logistics Italia non si è fatta attendere. In un comunicato l’azienda fa sapere che si tratta di un “commissariamento parziale”. “La misura, di durata e finalità limitate – si legge nella nota – riguarda unicamente i contratti passivi di manodopera nelle attività di Contract Logistics. Inoltre, l’azienda ha cessato ogni rapporto commerciale con Premium Net dall’agosto 2018”.

Il gruppo tiene a sottolineare che collaborerà pienamente con le autorità competenti per tutta la durata delle misure. Siamo sicuri che dopo questa brutta esperienza il colosso dei trasporti sarà più attento a scegliere i propri partner. Sarebbe, però auspicabile una forte riduzione delle pratiche di esternalizazione. Il motivo è semplice. Se una cooperativa ti fa risparmiare sul costo del lavoro non è certo perché ha un’organizzazione più efficiente, ma semplicemente paga meno i suoi dipendenti.

L’intervento del sindacato

Anche i rappresentanti dei lavoratori hanno fatto sentire la loro voce sulla vicenda. In particolare Stefano Conti, segretario nazionale dell’Ugl Telecomunicazioni. Secondo il sindacalista: “Questa notizia dimostra che nel nostro Paese sono presenti situazioni in cui l’occupazione è caratterizzata da estrema precarietà e insicurezza. Già nel marzo dello scorso anno la segreteria di Roma dell’Ugl Telecomunicazioni aveva consegnato un esposto all’Ispettorato del Lavoro richiedendo, una verifica ispettiva proprio su un possibile utilizzo improprio di lavoro dato in subappalto alle cooperative”. Infine, conclude Conti: “Al di là di come proseguirà questo specifico percorso giudiziario, è necessario combattere ciò che i precedenti governi tecnici ed austeri hanno introdotto nel mondo del lavoro chiamandolo con un eufemismo flessibilità. In realtà quello che il sistema mercatista vuole, e spesso ottiene grazie a classi politiche compiacenti, è la precarizzazione del mondo del lavoro perché precarizzazione significa maggiore debolezza e vulnerabilità di una nazione. Ed è proprio quello che il sindacato deve combattere”.

L’esternalizzazione comporta dunque una continua guerra tra poveri anche a discapito del servizio offerto. Se un dipendente è costretto a lavorare dieci ore per portare a casa una paga decente non potrà mai svolgere al meglio la propria mansione. In una economia sana non c’è posto per lo sfruttamento. Il riscatto dell’Italia passa attraverso un nuovo umanesimo del lavoro.

Salvatore Recupero

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