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Roma, 21 apr – E alla fine, dopo decenni di sistematica demolizione dell’autorità, reale e simbolica, dopo l’uccisione dell’uomo, del maschio, del padre, del rito, del mito, dello Stato, dopo il 6 politico, il prof “amico” e “confidente”, dopo ogni possibile cedimento al livellamento, gli unici a pagare sono i “bulli” di Lucca. A cui, addirittura, la polizia ha perquisito le abitazioni: in sei sono indagati per gli insulti e le minacce nei confronti del proprio docente d’italiano e storia. Sono stati sequestrati gli indumenti indossati dai ragazzi nei video, i loro cellulari e il casco da moto utilizzato per colpire l’insegnante.
Gli indagati dovranno rispondere anche del “tentato furto” del tablet contenente i dati scolastici, che uno di loro ha provato a sottrarre al docente che si rifiutava di dargli un voto superiore al suo rendimento. Tutte accuse, lo si capisce bene, del tutto pretestuose. I ragazzi meritavano di essere puniti, certo, ma con una sanzione secondo giustizia, commisurata alla colpa, non seguendo l’ondata mediatica e il qualunquismo penale. Anche perché, se l’idea era quella di responsabilizzarli, così facendo si sta fallendo miseramente: uno studente che per una bravata, sia pur grave, si vede entrare la polizia a casa (chissà se all’alba, per fare più scena) e cadere sulla testa accuse inventate (chi ha visto il video ha immediatamente percepito che il gesto di portar via il tablet non presupponeva nessuna volontà di “rubare” alcunché), svilupperà immediatamente una reazione opposta, non di consapevolezza del proprio sbaglio, bensì di auto-vittimizzazione.
Ma va così, poiché il filmato è diventato virale – ed è quello il problema, parliamoci chiaro, non il gesto, ma il filmato – allora serviva la punizione “esemplare”. Esemplare per chi? Non certo per i ragazzi, quanto semmai per un’opinione pubblica ormai sintonizzata sulle frequenze dell’hater qualunque. Gli stessi genitori che hanno creato questi adolescenti ringhiosi, in queste ore stanno sui social a chiedere che quei ragazzi siano bocciati, rinchiusi, pestati, seviziati, bruciati, mentre i loro stessi figli assimilano da tutto ciò che sta loro intorno un nichilismo debole dalle conseguenze ben più drammatiche di quelle viste nel video dello scandalo di Lucca. E, alla fine, verrebbe quasi da simpatizzare con i nuovi mostri sbattuti in prima pagina, che hanno smesso di sembrare antipatici, arroganti e viziati – come probabilmente sono – esattamente nel momento in cui quello stesso mondo che li ha resi tali ha deciso di pulirsi la coscienza sacrificando loro sull’altare del perbenismo social.
Adriano Scianca



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3 Commenti

  1. Al di la di come la si pensi l’ autore solleva un problema reale. Cioè che Solo con l’ enfasi mediatica ci si accorge del degrado in cui è piombata la nostra societa’. Se quel professore avesse potuto sferrare due calci nel culo ben assestati a quegli strozetti, senza il rischio di essere attaccato da genitori, autorita’ e quant’altro, li avrebbe rimessi al loro posto. La scuola e’ un’ istituzione, forse la più importante. Va ritrovato il rispetto che gli è dovuto.

  2. Concordo pienamente con il bravo Scianca; Il mitico ’68 ha ucciso l’Autorità in tutte le sue declinazioni, e i risultati sono responsabilità degli adulti. I balordi giovani sono la conseguenza.

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