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Torino, 9 mag – Nicola Lagioia, direttore del Salone del libro, esulta per la censura che si è abbattuta su Altaforte, esclusa dalla kermesse torinese. E annuncia: “Ho chiamato Carlo Ginzburg e ZeroCalcare per dir loro di preparare le valigie e venire a Torino“. E poi aggiunge: “Halina Birenbaum (sopravvissuta ad Auschwitz, ndr) farà una lectio inaugurale domani proprio per segnare da che parte stiamo. La sua assenza sarebbe stata uno sfregio per l’evento e per Torino”. Questa dichiarazione fa il paio con quella degli organizzatori del Salone, che a loro volta hanno sottoscritto le parole del governatore piemontese Chiamparino e della “sindaca” Appendino: “Tra le ragioni di una testimone attiva dell’Olocausto e quelle di Altaforte è necessario far prevalere le prime. […] Revochiamo quindi l’ammissione di Altaforte al Salone del Libro”. Insomma, la loro posizione è evidente: se si chiama in causa la Shoah, non c’è contratto stipulato che tenga né libera circolazione di idee (in questo caso, dentro i libri).

“Torino è una città profondamente antifascista”

Lagioia (e nel suo caso non vale certo nomen omen) nei giorni scorsi aveva scritto al Salone una accorata lettera che invitava all’unità. “Questa esperienza deve unirci. Il Salone del Libro di Torino è un luogo di scambio, di confronto, di condivisione, di festa“, è l’attacco della lettera. Ma subito dopo ecco la precisazione: “Torino è una città profondamente antifascista. Nel centenario di Primo Levi, la comunità del Salone del Libro si raccoglierà una volta ancora per discutere di democrazia, di Europa, di convivenza, di immigrazione, di letteratura, del restare umani in un mondo difficile“.

Democrazia e libertà a senso unico

Tutto chiaro, no? Al Salone si discute di democrazia e libertà di espressione, tranne che con Altaforte: questa casa editrice evidentemente per gli organizzatori e i politici piemontesi non rientra tra chi ha il diritto sancito dalla Costituzione di esprimere liberamente le proprie idee. “Il problema ovviamente non è la libertà d’espressione – dice Lagioia in odore di coda di paglia – , ma cosa si può muovere intorno a certe idee che non sono solo agli antipodi dell’impostazione culturale del Salone di quest’anno (non è mai stato un problema: il Salone accoglie tutte le opinioni) ma la cui messa in pratica turberebbe l’ordine democratico offendendo la Costituzione“. Ecco appunto, la famosa “Costituzione antifascista” inventata dalla narrazione del pensiero unico per imbavagliare chiunque non sia allineato.

Adolfo Spezzaferro

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