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Torino, 13 mag – Il segretario leghista Fabrizio Ricca dichiara: “Nicola Lagioia deve dimettersi, lui e il suo direttivo“. Le parole arrivano dopo le numerose polemiche e colpi di scena susseguitisi attorno alla presenza e poi esclusione della casa editrice sovranista Altaforte al Salone del libro di Torino.

“Non è accettabile il boicottaggio da parte di un direttore”

La manifestazione che raccoglie in sé centinaia di stand di editori letterari è quasi in conclusione, e proprio ora arriva l’attacco della Lega al direttore dell’evento, Nicola Lagioia, la cui posizione dipende da quella che è a guida della Regione – guida che a breve potrebbe arrivare nelle mani del partito di Matteo Salvini, che già si era schierato con la casa editrice di Francesco Polacchi. «Non è francamente accettabile che il direttore di un evento importante come il Salone del Libro, evento in crescita e con una credibilità democratica internazionale da difendere, faccia partire un boicottaggio contro lo stesso evento che organizza. Non è nemmeno accettabile che Lagioia non si sia scusato per la lista di proscrizione stilata dal suo collaboratore Raimo dove giornalisti non omologati al pensiero unico che sembra essere tanto caro a Lagioia e editori liberali venivano invitati a non partecipare all’evento” continua Ricca, capogruppo della Lega.

“Atteggiamento censorio e limitante”

«Il Salone merita pluralità, democrazia e libertà” afferma Ricca “e il clima che si è creato in questi giorni di polemica va esattamente nella direzione opposta a questi principi insindacabili quando si parla di cultura. Rimane anche assurdo e da chiarire l’atteggiamento censorio e limitante della libertà di espressione messo in campo da Regione e Comune. Per questo chiediamo un passo indietro a chi non è intervenuto tempestivamente per difendere quei tanti autori che con la loro presenza, negli anni, hanno contribuito al successo del Salone”. Parole chiare che vanno ad affiancarsi a quelle di altri personalità della cultura e della politica come Vittorio Sgarbi, il giurista Zagrebelsky, Vittorio Feltri, Giampaolo Rossi del Cda Rai, Giorgia Meloni e molti altri. 

Ilaria Paoletti

1 commento

  1. …la censura dei “democratici corretti” e venduti, in Italia, è ormai diffusa…va dal giornale cartaceo a quello su internet…per appurarlo basta fare una prova..: mettere un post su, esempio ” ilfattoquotidiano”..se non sarà in linea con il pensiero “travagliato”, il post svanirà..pensiero unico e la loro direttiva…