Roma, 15 feb – Il governo Lega-M5S è diviso sull’autonomia delle Regioni. Il Carroccio vorrebbe che dalla sanità alla scuola, al lavoro, alla sicurezza, fino alle casse di risparmio tale “indipendenza” valga prima possibile per Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna. I 5 Stelle, invece, bloccano tutto e manifestano forti mal di pancia.

Il vicepremier Matteo Salvini parla di “traguardo storico” e rassicura: “Inutile immaginare un Nord leghista schierato contro un Sud pentastellato“. Di parere opposto il M5S, contrario all’autonomia perché crea “cittadini di serie A e di serie B”.

Per adesso quindi tutto rimandato. Il nodo autonomie sarà esaminato la prossima settimana, in un vertice politico tra Salvini, il vicepremier Luigi Di Maio e il premier Giuseppe Conte. Lo ha stabilito il Consiglio dei ministri in cui il ministro per gli Affari regionali, Erika Stefani, ha presentato la sua relazione sulle bozze di intese con Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna, nel giorno in cui veniva diffusa una scheda che circola tra i parlamentari 5 stelle in cui si esprimevano perplessità. I pentastellati chiedono che prima delle intese si definiscano i Livelli essenziali delle prestazioni (Lep) da assicurare ai cittadini di tutte le regioni.

L’accordo tecnico

Il Cdm ha preso atto dell’accordo tecnico raggiunto sull’impianto delle intese con il ministero dell’Economia, che sostanzialmente prevede il trasferimento, dallo Stato alle Regioni, delle risorse necessarie per sostenere i costi delle competenze che le stesse Regioni acquisiscono, secondo un calcolo in base al costo storico. Questo significa quanto ha speso lo Stato per svolgere quellecompetenze, e non secondo i cosiddetti fabbisogni standard.

“L’autonomia entra nelle case di tutti e chi governa meglio spenderà meno. Non ci sarà nessun cittadino italiano che ci perde una lira. Chi gestisce meglio, evidentemente risparmia e potrà utilizzare quei risparmi”, ha chiarito Salvini, parlando coi cronisti al termine del Cdm. “Sono contento di questi mesi di lavoro, è un passaggio storico: non c’è mai stato nella storia della Repubblica italiana un passaggio così importante. Non ci saranno cittadini di serie A e di serie B“, assicura il leader della Lega.

Stefani: “Nessuna penalizzazione”

“Non vi saranno penalizzazioni a carico di nessuna Regione proprio per il sistema con cui è stata costruita l’istruttoria”, ha insistito il ministro Stefani. “Si tratta di un meccanismo in base al quale le competenze attribuite alle Regioni vengono gestite con risorse pari al costo storico, 100 metteva lo Stato 100 metterà la Regione, una clausola di invarianza”. Solo in seguito, ha aggiunto, si andrà “verso i fabbisogni standard” che portano “più efficienza nella spesa ma non lasciano nessuno a piedi”.

Il ruolo del Parlamento

Altra questione da dirimere è quella sul coinvolgimento del Parlamento. Sia Salvini, sia il ministro Stefani, hanno spiegato che, una volta firmate le intese con le Regioni, questi testi “non saranno emendabili” dalle Camere, così come avviene per i Trattati internazionali. Approccio che non piace ai 5 Stelle.

“Si sta valutando come coinvolgere il Parlamento”, ha anticipato il vicepremier leghista. “Ci sarà un confronto in Parlamento, prima della firma delle intese“, ha spiegato Stefani, “non dopo” perché non è possibile.
Tutto questo mentre il ministro pentastellato per i Rapporti con il Parlamento, Riccardo Fraccaro, ha fatto sapere, dal canto suo, che le “Camere saranno coinvolte in maniera adeguata nell’iter di approvazione, con i modi e i tempi che il Parlamento riterrà opportuno”.

Le reazioni

“Oggi si chiude la fase tecnica, una fase laboriosa, assolutamente impegnativa che ha visto le delegazioni confrontarsi su tutto. Adesso c’è un testo: contiene ancora alcune criticità per quanto riguarda l’ambiente, la sanità, le infrastrutture e la cultura ma è un testo che ora passa in mano alla politica“, ha fatto notare il governatore veneto Luca Zaia, aggiungendo che “adesso bisogna essere pronti per l’ultimo miglio”.

“E’ certamente positivo che, dopo il passaggio di dicembre, oggi ce ne sia un altro in Consiglio dei ministri, con le comunicazioni relative a una bozza di intesa. Dunque, un passo avanti, ma non certo quello conclusivo“, ha tenuto a precisare il governatore emiliano-romagnolo, il piddino Stefano Bonaccini.

I nodi tecnici per arrivare a una intesa definitiva ancora da sciogliere li ha fatti presente il ministro Stefani: “Ci sono delle richieste da parte di alcune Regioni che riguardano in particolare alcuni tipi di infrastrutture, in materia ambientale valutazioni di impatto ambientale, ci sono delle richieste riguardanti il fondo unico dello spettacolo e una che riguarda le sovrintendenze”.
La determinazione preventiva dei Lep è stata chiesta anche da LeU, con Roberto Speranza, e da Nicola Zingaretti, nella duplice veste di governatore del Lazio e candidato alla segreteria del Pd, e Mara Carfagna di FI.

I piddini, come da tradizione, sono divisi tra i favorevoli, come i governatori Bonaccini e Chiamparino, e i contrari come i governatori del Sud, a partire da Vincenzo De Luca. Stesso scenario per FI, con Giovanni Toti favorevole e i parlamentari del Sud sul piede di guerra.

Adolfo Spezzaferro

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  1. Questo purtroppo avviene perché quelle tre Regioni, sono quelle in cui i cittadini contribuiscono maggiormente alle casse dello Stato con le tasse che pagano, ma non vengono adeguatamente ricambiate. Lo Stato deve distribuire bene le risorse altrimenti succede che ognuno reclama una propria indipendenza fiscale. Dà troppi contributi alle Regioni e alle Province autonome, soprattutto alla Valle d’Aosta, e alle province di Trento e di Bolzano, che avendo un regime fiscale che gli permette di trattenere a sé il 90% delle imposte pagate dai loro abitanti, il loro contributo in termini fiscali è scarso, eppure ricevono più di Lombardia e Veneto. Una sperequazione inaccettabile che non è necessario risolvere con la federalizzazione, ma riducendo i contributi alle Regioni e Province autonome in favore di quelle ordinarie.

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