Roma, 12 set – Se mercoledi 13 settembre, salvo rinvii improvvisi, la serie B evita il commissariamento, vuol dire che gli ultimi scenari della politica calcistica sono stati utili per aprire un nuovo ciclo e coltivare un po’ di speranza sul futuro del calcio italiano. Ma, come al solito, purtroppo, il Sistema Calcio, la B, la faccia della Federcalcio e del suo presidente Tavecchio si salvano passando anche attraverso gli umori, le strategie e la benevolenza di Claudio Lotito, presidente della Lazio, uomo di potere come pochi, uscito solo apparentemente sconfitto la scorsa settimana dal Lodo Cairo in Lega, che lo avrebbe visto tornare prepotentemente sulla poltrona di consigliere federale che gli era stata sfilata proprio da Tavecchio, che per essere rieletto al vertice del calcio e superare i voti di Abodi (l’ex presidente di B) aveva dovuto stringere un sorprendente patto di non belligeranza con la Juve e Andrea Agnelli, che avevano chiesto la testa di Lotito; in cambio, via libera alla rielezione di Tavecchio e la rinuncia alla richiesta di maxi risarcimento per i due scudetti tolti alla Juve dopo Calciopoli.

“Sei il colera del calcio italiano…”, ha detto Lotito a Tavecchio, a margine dell’ultima assemblea di Lega. Così va il calcio, mentre giocatori, Nazionale e club, tranne qualche rara eccezione, navigano a vista. Se adesso Lotito (padrone della Salernitana oltre che della Lazio) toglierà il veto, come ha fatto fin qui con il suo pacchetto di voti serviti a bloccare la nomina alla poltrona più alta della B dell’avvocato Corradino, attuale presidente della Spazia, il movimento della serie cadetta può ripartire. E il calcio italiano salvare almeno un po’ la faccia. Le Grandi Manovre che hanno accompagnato l’ultima assemblea di Lega di A mercoledì scorso hanno visto trionfare il Lodo Cairo e solo apparentemente uscire momentaneamente sconfitta la linea cavalcata dallo stesso Lotito che voleva rimandare la riforma dello statuto della Leg, commissariata da mesi dallo stesso Tavecchio. Il progetto, in strategia comune con Juve e Milan, prevedeva la nomina a presidente pro tempore dall’attuale direttore generale Brunelli al posto del decaduto e poco rimpianto Beretta, di Marco Fassone, numero due del Milan alla poltrona di vice presidente e la strana coppia Marotta-Lotito consiglieri federali.

Per il potere si fa questo e altro: ovvero, dopo essersi insolentiti e forse odiati (ricorderete le battute poco felici del patron della Lazio sul deficit ad un occhio dell’amministratore delegato della Juve, con minaccia di querela), posti veti sul mercato (la Juve aveva fatto tremare Lotito bloccando Keita in scadenza di contratto) alla fine i due club hanno stretto una sorprendente alleanza. Con un duplice scopo: consentire con i voti del calcio italiano ad Andrea Agnelli di essere nominato presidente dell’Eca, (il prestigioso organismo dei club europei) e a Lotito di rientrare nella Stanza dei Bottoni. Ma mercoledì scorso, apparentemente, ad una analisi un po’ superficiale, Lotito e i suoi alleati sembrano essere usciti battuti da Tavecchio che ha spinto come un leone per accelerare sulla riforma dello statuto per una Lega più moderna, gestita da manager e con lo svuotamento del potere sovrano e paludoso all’Assemblea dei club. Se ci fosse stato ancora un rinvio e non fosse passato il Lodo Cairo, la serie A sarebbe stata di nuovo commissariata. Con il rischio di far fare la stessa fine alla B e quindi di arrivare alla peggior soluzione possibile per il calcio italiano: il commissariamento persino della Federcalcio che non può certo permettersi di stare in vita con due Leghe sotto commissario.

Aspettando la B, il pericolo sembra momentaneamente scongiurato perché, ad un certo punto, anche Lotito e gli altri club “conservatori” hanno fatto passare all’unanimità il Lodo Cairo che fino a poco tempo prima veniva sostenuto solo da Roma e Inter tra le big e da altre piccole/medie come Sassuolo e Fiorentina. Il merito del patron del Torino, indubbiamente aiutato dalla sua grande esperienza e dalla concentrazione di potere editoriale (La 7, Corriere della Sera tra gli altri) è stato quello di presentare un piano convincente per far ripartire il Prodotto attraverso il cambiamento dello statuto della Lega da votare entro le prossime tre settimane per un organismo più snello e moderno: meno potere all’Assemblea di Lega, riduzione del numero dei suoi consiglieri; più ricavi per i diritti tv, soprattutto miglior vendita del prodotto calcio italiano all’estero, fermo nei ricavi negli ultimi cinque anni e superato da Premier League, Bundelsiga e Liga. Il tutto, con un presidente di Lega, un amministratore delegato ed un direttore generale che siano dei veri manager non portatori dei soliti interessi dei club più forti.

Insomma, sembrerebbero lontani i tempi in cui l’abile Galliani reggeva il Milan e in contemporanea la Lega di cui era presidente. Certo che la serie A, più che pensare a tutto il prodotto calcio professionistico, sembra decisamente più orientata a tutelare se stessa. La volontà di alzare la quota del paracadute per le tre retrocessioni in B attualmente fissata in 60 milioni va letta in questo senso e a discapito della B. Ma tant’è. C’è anche da fare in fretta per far crescere il fatturato trovando risorse alternative visto che le pay tv sembrano decise a pagare meno le partite interne. Ma per convincere Lotito a togliere il veto e consentire l’elezione di un presidente di B (salvo sorprese), dopo aver firmato la pace e la comunione di intenti la corsa settimana in Lega, sembra proprio che gli abbiano promesso ugualmente il ritorno sullapoltrona di consigliere federale, dopo che Marotta dovrebbe essere orientato invece a fare un passo indietro. In sostanza: ecco che, uscito dalla porta, l’inesauribile Lotito è pronto a rientrare dalla finestra.

Paolo Bargiggia

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