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Roma, 17 ago – “Non è con la politica del terrore come quella che stiamo facendo in queste ultime due settimane che faremo cambiare la percezione che i giovani hanno del virus”. Così l’infettivologo Matteo Bassetti va all’attacco del governo giallofucsia, condannando l’allarmismo sul coronavirus. Intervenuto ad Agorà Estate su Rai3, il medico è duramente critico nei confronti dell’esecutivo per il terrorismo psicologico sulla (inesistente) seconda ondata dell’epidemia: “Dire ogni sera ‘abbiamo 500-600 contagiati’ – fa presente Bassetti – senza dire quanti sono asintomatici, quanti hanno veri problemi, quanti finiscono in terapia intensiva, è un errore che crea inevitabilmente nell’opinione pubblica un concetto sbagliato del Covid, ‘se me lo prendo sono fritto, moriremo tutti'”. “Dobbiamo spiegare alla gente – ribadisce l’infettivologo – che dovremo convivere con il virus ancora per molto, molto tempo. Il report diffuso ogni sera è anacronistico e probabilmente fuorviante”.

“Virus contagia solo di notte? Sarà mica un virus fornaio?”

Bassetti, già nei giorni scorsi molto critico contro il governo e gli “espertoni” che gli danno manforte nell’alimentare la paura del virus, punta il dito contro gli effetti collaterali dell’allarmismo: “Si continua nella strategia del terrore e dell’allarmismo senza pensare alle conseguenze di tutto questo. La cosa che più colpisce è che a farlo non siano i medici, che hanno curato e curano questa infezione, ma tutti quelli che si sono autoproclamati esperti o i miracolati dal Covid, tra cui molti medici. A questo gioco al massacro io non ci sto”, scrive su Facebook il direttore della Clinica di malattie infettive dell’ospedale San Martino di Genova, commentando la nuova ordinanza restrittiva anti-movida. “Sappiate che in Italia il virus lavora e contagia solo di sera e notte. Di giorno invece si riposa. Sarà mica un virus fornaio? Rido per non piangere”, chiosa con una battuta ironica.

“Altro che tampone, quarantena per chi viene da aree epidemiche”

A preoccupare l’infettivologo, invece, sono i contagi importati. “I numeri ci dicono che uno dei problemi più grossi che abbiamo avuto è che dal 20 al 30% di tutti i nuovi contagi riguardano persone provenienti dall’estero“, sottolinea sempre in onda su Rai3. “Purtroppo – ricorda – il ministro Speranza aveva annunciato giustamente un mese e mezzo fa che sarebbero stati fatti controlli sulle persone provenienti da alcune aree ma a me risulta che le cosiddette ‘triangolazioni’ da Paesi ad alto rischio come Perù e Brasile non siano mai state intercettate. E lo stesso è avvenuto per la cosiddetta ‘rotta balcanica’, con i molti lavoratori regolari provenienti da Romania, Bulgaria, Serbia, Croazia”.

Infine il medico chiarisce che il tampone non è una panacea: “Non dobbiamo dare false informazioni: il tampone negativo non è un ‘liberi tutti’, perché oggi il tampone può essere negativo ed essere positivo tra due giorni”, precisa. “Se io, ad esempio, torno dalla Grecia – spiega – mi sono contagiato ieri, arrivo in Italia oggi e sono così bravo da fare il tampone domani, il tampone potrebbe essere positivo due giorni dopo. Se un viaggiatore viene da un’area epidemica l’unico strumento efficace è la quarantena“, ribadisce.

Adolfo Spezzaferro

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