Roma, 3 ago – Erano anarchici i responsabili dell’attentato, la notte di Capodanno, alla libreria il Bargello, di CasaPound, costato un occhio e una mano all’artificiere della polizia Mario Vece, di Altopascio (Lucca). O almeno ne sono convinti gli inquirenti, che hanno arrestato otto anarchici responsabili di due attentati avvenuti a Firenze e Rovezzano (alle porte della città) negli ultimi mesi, cinque dei quali in relazione alla bomba contro Cpi. L’ordigno era stato collocato in via Leonardo da Vinci, a Firenze: aveva un timer ed è esploso quando il tecnico della polizia ha iniziato a esaminarlo.

L’operazione è scattata stamani all’alba tra Firenze, Pontassieve, Roma e Lecce e ha coinvolto 200 uomini tra polizia e carabinieri, impegnati nel fermo di otto persone, militanti delle compagini anarco-insurrezionaliste di vari gruppi sparsi per l’Italia. Il blitz è scattato per il timore di fuga degli indagati. Già il 31 gennaio c’erano state delle misure emesse dai magistrati che indagano sull’attentato, indagine che poi si è allargata anche alle bombe molotov lanciate lo scorso aprile contro la caserma dei carabinieri di Rovezzano. Due dei ricercati hanno cercato riparo sui tetti durante il blitz. I reati ipotizzati sono, per l’attentato del primo gennaio, costruzione detenzione e porto in luogo pubblico di un ordigno esplosivo micidiale, tentato omicidio e danneggiamento aggravato; per l’attentato incendiario alla caserma di Rovezzano porto in luogo pubblico di ordigni esplosivi e danneggiamento aggravato.

Sangue di Enea Ritter

Nell’ambito dell’operazione di oggi è stata sequestrata la sede anarchica della Riottosa, al Galluzzo, in un immobile occupato fin dal 2007 e dove il gruppo, anche dopo lo sgombero e sequestro dell’analoga sede di Villa Panico, aveva proseguito le sue attività e riunioni. Come avevamo già sottolineato, si tratta di ambienti anarchici molto pericolosi ma con cui pure, nel 2015, proprio a una manifestazione contro il Bargello, il presidente del quartiere 2, Michele Pierguidi, del Pd, non aveva esitato a scendere in piazza. 

Giuliano Lebelli

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