Londra, 30 ago – La prima iniziativa legale contro la sospensione del Parlamento britannico decisa dal premier Boris Johnson (che l’ha chiesta ed ottenuta dalla Regina Elisabetta) è stata respinta da un giudice scozzese. Il magistrato di Edimburgo Lord Doherty ha stabilito che il premier ha i poteri che gli consentono di sospendere il Parlamento respingendo gli argomenti presentati nell’udienza d’urgenza di ieri secondo cui Johnson ha agito in violazione della Costituzione. Come è noto, la mossa del premier Tory serve ad avviare la fase finale della Brexit, prevista per il 31 ottobre, senza incorrere in iniziative dell’opposizione che possano rallentare se non impedire l’uscita dalla Ue (anche senza accordo, ipotesi a cui sono contrari gli oppositori di Johnson). Infatti, con il Parlamento chiuso fino al 14 ottobre è praticamente impossibile poter interferire con l’iter della Brexit.

Ci sono altre due iniziative giudiziarie contro Johnson

Il governo britannico però deve far fronte ad altre due iniziative giudiziarie, una a Londra e una a Belfast. A quella londinese, promossa dall’attivista anti Brexit Gina Miller, partecipa anche l’ex premier John Major. L’esponente conservatore ha annunciato che si è rivolto a un legale per presentare ricorso contro la decisione del suo successore e compagno di partito di sospendere il Parlamento per cinque settimane. “Non ho alcun dubbio che il movente del primo ministro sia di scavalcare un Parlamento sovrano che si oppone alle sue politiche”, ha dichiarato l’ex premier.

Lascia il capogruppo Tory alla Camera dei Lord


Contro la decisione di Johnson, lascia il suo posto il capogruppo dei Tory alla Camera dei Lord, George Young. “Non mi hanno convinto – ha spiegato in una lettera – i motivi forniti per questa decisione, che credo rischi di minare il ruolo fondamentale del Parlamento, in un momento decisivo della nostra storia, e rafforza la percezione che il governo potrebbe non avere la fiducia della Camera per la sua politica sulla Brexit“.

Nonostante gli attacchi, le petizioni online e i ricorsi, Johnson prosegue dritto verso la Brexit, convinto che l’uscita dalla Ue – chiesta dai cittadini con un referendum – si debba fare ad ogni costo (tanto il premier ha già dichiarato che non pagherà il “conto” del divorzio non consensuale a Bruxelles).

Ludovica Colli

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